fbpx Ricerca: Massimo Inguscio è il nuovo presidente dell'Inrim | Page 11 | Scienza in rete

Ricerca: Massimo Inguscio è il nuovo presidente dell'Inrim

Read time: 1 min

Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha individuato il nuovo Presidente dell’Inrim, Istituto nazionale di ricerca metrologica. Si tratta del professor Massimo Inguscio, attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Fisiche e Tecnologia della Materia del Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche.

Inguscio è laureato in Fisica, ha insegnato come docente universitario a Napoli e Firenze e ha diretto due Dipartimenti del Cnr. Quello di Materiali e Dispositivi dal 2009 al 2012 e dal 2013 ad oggi quello di Scienze Fisiche e Tecnologia della Materia. Inguscio ha una lunga esperienza di ricerca sperimentale in fisica atomica, fisica molecolare e ottica, ottica quantistica, interazione luce-materia, laser, simulazione quantistica con gas ultrafreddi quantistici, sviluppo di strumentazione spettroscopica per la fisica e la chimica. E’ autore di oltre 260 pubblicazioni.

Inguscio è stato individuato attraverso una procedura che ha previsto la costituzione di un Comitato di selezione istituito lo scorso maggio e coordinato dal Professor Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il Comitato, attraverso un Avviso pubblico, ha avviato la raccolta delle candidature. Sulla base dei curriculum pervenuti, il Comitato ha selezionato una rosa di cinque nomi da presentare al Ministro che ha individuato Inguscio come nuovo Presidente.


Ufficio Stampa MIUR

Autori: 
Sezioni: 
Nomine

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.