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Le società scientifiche italiane sulla sigaretta elettronica

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In base all’emendamento 4.25 presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl) e approvato dai deputati il 23 ottobre scorso, è stata stralciata l’ultima parte del comma 10-bis dell’articolo 51 della legge Sirchia, con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme “in materia di tutela della salute dei non fumatori”. Con il decreto Istruzione, convertito in legge quindi, sarà possibile per i “tabagisti elettronici” poter utilizzare la sigaretta elettronica nei luoghi tradizionalmente off-limits per le sigarette tradizionali come uffici, ristoranti, cinema e bar. La bionda elettronica rimane vietata però nelle scuole.

Su questa vicenda hanno espresso la propria preoccupazione le Società Scientifiche di Sanità Pubblica (AIE,SITI, FIP, SITAB). Attraverso una lettera aperta, inviata qualche giorno fa al ministro della salute, ai presidenti delle commissioni sanità di camera e senato, ai presidenti del Consiglio Superiore di Sanità e dell'Istituto superiore di sanità, hanno sottolineato che l'abrogazione del divieto dell'uso nei luoghi chiusi possa contribuire alla ri-normalizzazione del fumo del tabacco rischiando di annullare i progressi nella lotta al tabagismo in Italia degli ultimi anni. Proprio perché meno rischiosa, c’è il rischio che la sigaretta elettronica possa diventare la prima tappa del percorso di iniziazione al tabagismo dei giovani, e che possa rappresentare l’escamotage adottato dai fumatori per continuare ad assumere nicotina nei luoghi vietati dalla legge Sirchia. 

Lettera Aperta delle società di Sanità Pubblica sulla sigaretta elettronica

Autori: 
Sezioni: 
Sanità pubblica

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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.