Una
giornata di studio su “Giornalismo e cultura scientifica in Italia” organizzata
dall’Accademia dei Lincei e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche si terrà
martedì 12 novembre ai Lincei.
L’elenco
dei casi di disinformazione scientifica in Italia comincia a essere eccessivo -
fanno notare gli organizzatori - considerando soltanto l’arco di tempo che va
dal caso Di Bella a quello più recente e drammatico di Stamina, si è passati
attraverso la messa al bando degli ogm di interesse agroalimentare, a leggi che
impongono contro la lettera stessa della Costituzione pratiche cliniche
rischiose per la salute dei pazienti (es. Legge 40 sulla fecondazione
medicalmente assistita) fino alle modifiche apportate alla legge che recepisce
la direttiva europea sulla sperimentazione animale.
Alla
base di tutto questo c’è un preoccupante analfabetismo scientifico della
popolazione, come ci hanno ricordato di recente i dati OCSE, che colpisce purtroppo anche la classe dei
politici chiamati a decidere su questioni di cui non hanno alcuna conoscenza,
con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Da
molti anni la classe politica e dirigente italiana non riesce a esprimere
scelte in materia di finanziamento e indirizzo della ricerca e dell’innovazione,
all’altezza del ruolo cui il Paese aspira nel quadro delle sfide economiche e
politiche mondiali.
Occorre
ricreare nella società una cultura scientifica e per questo un ruolo
determinante deve essere svolto assieme con la comunità scientifica anche dai
media e dalla comunicazione giornalistica.
Lincei e CNR: giornalismo e cultura scientifica in Italia
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Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.
Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili.
In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.