fbpx Vaccino HIV: utile nei sieropositivi? | Page 5 | Scienza in rete

Vaccino HIV: utile nei sieropositivi?

Primary tabs

Read time: 1 min

Il vaccino sperimentale TAT realizzato dall'ISS sembrerebbe migliorare il sistema immunitario delle persone sieropositive. Questo è quanto emerge dalle analisi ad interim realizzate a 48 settimane e pubblicate dalla rivista PLoS One.

Il vaccino TAT, dopo essersi dimostrato sicuro e in grado di indurre risposte immuni specifiche sia negli studi preclinici sia nei precedenti studi di fase I sull’uomo, si rivela ora un promettente strumento per migliorare le funzioni immunitarie in soggetti HIV positivi in terapia antiretrovirale.

I primi risultati dello studio randomizzato di fase II a 48 settimane dalla prima vaccinazione, condotto in 87 pazienti in terapia antiretrovirale, indicano che la vaccinazione con la proteina TAT svolge anche un ruolo chiave nel ridurre significativamente le alterazioni del sistema immune indotte dall’infezione da HIV. In particolare i pazienti vaccinati presentano un aumento significativo sia delle cellule T CD4+ che delle cellule B, entrambe compromesse dall'infezione da HIV.

Lo studio di fase II, attualmente in corso in Italia in 11 centri clinici, sta proseguendo con un ampliamento del numero di pazienti da arruolare da 128 a 160 e un allargamento dei criteri di inclusione dello studio.

PLoS One 

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.