fbpx Tutta colpa di Giove | Page 5 | Scienza in rete

Tutta colpa di Giove

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un gruppo di scienziati internazionali, guidati da Kevin J. Walsh, ricercatore del Southwest Research Institute di San Antonio, Texas, ha recentemente spiegato le ridotte dimensioni di Marte, rispetto alla Terra e a Venere, facendo così luce su un quesito che da anni assilla cosmologi e astronomi: il pianeta Giove, secondo gli studi effettuati, ancora in fase di formazione si sarebbe spostato prima verso l’interno, spingendosi ad appena 1,5 Unità Astronomiche (UA) dal Sole, per poi andare verso l’esterno, spinto dall’attrazione gravitazionale di Saturno. Questo movimento, laddove c’era ricchezza di polveri, rocce e gas, avrebbe sottratto materiale a Marte, impedendogli di crescere quanto gli altri pianeti nei successivi 30 – 50 milioni di anni.

“Il problema era comprendere se tale moto fosse compatibile o meno con l’esistenza della fascia di asteroidi presente in quel frangente fra Marte e Giove”, ha spiegato Walsh. La risposta dei ricercatori è stata affermativa: non solo si tratterebbe di una condizione possibile ma addirittura confermerebbe molte ipotesi relative ai meccanismi di formazione della fascia stessa. “Grand Tack Scenario” è il nome dato dal team di ricercatori alle simulazioni del sistema solare effettuate, immaginando come poteva essere ai primordi e paragonando gli spostamenti di Giove a una grande barca a vela che vira intorno ad una boa.

Lo studio, titolato “A low mass for Mars from Jupiter’s early gas-driven migration”, è stato pubblicato sul numero 475 di Nature (14 luglio 2011).

Kevin J. Walsh, Alessandro Morbidelli, Sean N. Raymond, et al. A low mass for Mars from Jupiter’s early gas-driven migration. Nature 2011;475:206-9.

Autori: 
Sezioni: 
Pianeti

prossimo articolo

Hantavirus e piano pandemico: siamo davvero pronti?

Hantavirus

Le nozze coi proverbiali fichi secchi il Piano pandemico approvato, in ritardo, il 30 aprile scorso, proprio un paio di giorni prima la scoperta del focolaio di hantavirus. Non resta che confidare che il rischio in Italia sia davvero molto limitato. 

Crediti dell'immagine di copertina: CDC/Cynthia Goldsmith 

Partiamo da un comunicato stampa dell’Istituto superiore di sanità con dati aggiornati al 12 maggio: «Il 2 maggio 2026 l'Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Al 10 maggio 2026 sono stati identificati undici casi, tra cui tre decessi. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande.