fbpx Teorie planetarie sottosopra | Page 8 | Scienza in rete

Teorie planetarie sottosopra

Primary tabs

Read time: 1 min

La disponibilità di un numero sempre crescente di sistemi planetari permette agli astronomi di mettere alla prova le teorie riguardanti la loro formazione. Le ultime scoperte, presentate al National Astronomy Meeting (NAM2010) della Royal Astronomical Society, costituiscono però una autentica sfida ai modelli correnti.

L'individuazione di 9 esopianeti grazie agli osservatori automatizzati di WASP (Wide Angle Search for Planets) e lo studio del loro moto orbitale ha suggerito agli astronomi una analisi statistica. Consultando i dati in archivio è emerso che oltre metà dei cosiddetti hot Jupiters (pianeti di taglia gioviana orbitanti molto vicino alla loro stella) percorrono orbite non allineate con la rotazione del loro Sole e 6 di essi – due dei quali appena scoperti – hanno moto retrogrado.

Questo mette in seria discussione la corrente visione della formazione planetaria che ha come elemento chiave l'interazione con un disco di polveri e gas e come logico sbocco un sostanziale allineamento tra i moti planetari e l'asse di rotazione della stella. L'elevato numero di sistemi “anomali” impone che si debbano prevedere anche scenari differenti, compresi quelli in cui si manifestano importanti interazioni a lungo periodo con stelle vicine. Tali interazioni, però, hanno come inevitabile effetto collaterale quello di spazzar via dal sistema eventuali pianeti di taglia terrestre. Una drammatica conseguenza che, per nostra fortuna, non ha interessato il Sistema solare.

ESORAS NAM2010 - WASP

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Claudio Rugarli: ricordo di un medico e maestro

Cover di alcuni dei libri di Claudio Rugarli

Il 21 agosto scorso è mancato Claudio Rugarli, già professore di Medicina Interna all'Università Vita-Salute San Raffaele e, prima, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Milano. Uno dei più autorevoli protagonisti che hanno contribuito a definire il modo in cui la Medicina Interna viene insegnata in Italia, trasmettendo un metodo in cui il rigore scientifico e la chiarezza espositiva si fondono con una costante attenzione alla dimensione clinica e umana della cura.

Al San Raffaele, dove, giovane medico con molti sogni nel cassetto, ero entrato nella primavera dell’anno precedente, conobbi il mio nuovo primario, il professor Claudio Rugarli nel settembre del 1979, la mattina di una giornata di sole. È stato il mio maestro per vent’anni, trascorsi accanto a lui, con la sua guida autorevole a reggere il timone in quella irripetibile stagione di passioni intense, di studi rigorosi e di ricerche affascinanti e d’avanguardia, che hanno portato il nostro ospedale a diventare, in breve tempo, una delle istituzioni più prestigiose del nostro paese.