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Tagli alle spese per ET

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Il radiotelescopio multiplo ATA, fiore all'occhiello della ricerca di forme di vita intelligenti, è stato spento per mancanza di copertura finanziaria.

All'Istituto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) cercano di minimizzare, ma il congelamento dell'Allen Telescope Array (ATA) non è cosa da poco. “Non è certo la fine di SETI – ha dichiarato Seth Shostak, senior astronomer del progetto – ma è senza dubbio una situazione molto delicata.” La decisione di spegnere l'interruttore dei paraboloidi costruiti per ricercare possibili messaggi radio da civiltà extraterrestri è stata presa lo scorso 22 aprile a seguito dei tagli di bilancio nelle ricerche di radioastronomia decisi dall'Università di Berkeley.

Il radiotelescopio ATA – dedicato a Paul Allen, cofondatore di Microsoft e munifico finanziatore dell'opera – è stato progettato per tenere sotto controllo le frequenze comprese tra 1.000 e 10.000 MHz, ritenute le più probabili per eventuali messaggi da altre civiltà. La sua configurazione definitiva avrebbe dovuto prevedere ben 350 paraboloidi da 6 metri (dal 2007 ne sono in funzione 42), ma lo stop imprevisto rischia di suonare come una bocciatura dell'intero progetto.

L'Istituto SETI, ovviamente, non si dà per vinto e ha lanciato dal suo sito una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi.

SETI - Reuters

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Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

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Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

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