fbpx T-Rex cacciatore, non spazzino | Page 6 | Scienza in rete

T-Rex cacciatore, non spazzino

Primary tabs

Read time: 1 min

Probabilmente risolta la diatriba su come il Tyrannosaurus rex si procacciasse il cibo: uno studio dimostra che il suo ruolo doveva essere necessariamente quello del cacciatore.

Il problema era stato in precedenza affrontato basandosi unicamente sulle caratteristiche morfologiche del gigantesco dinosauro, ma secondo Chris Carbone (Zoological Society of London) e i suoi collaboratori non era la modalità corretta. Aquile e avvoltoi, per esempio, hanno morfologia molto simile, ma mentre le prime sono abili cacciatrici, i secondi sono sostanzialmente animali spazzini.

Per analizzare il problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello ecologico basato sulle relazioni che governano i comportamenti dei predatori nella riserva del Serengeti. L'intento era quello di verificare se la strategia di animale spazzino potesse essere efficace per il T-Rex. Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, è emerso che, ricorrendo solo alle carcasse, il famelico dinosauro non avrebbe avuto di che sostenersi, di gran lunga surclassato in una simile ricerca dai dinosauri più piccoli.

Secondo Carbone, insomma, se T-Rex voleva pranzare doveva per forza fare il cacciatore, proprio come i grandi mammiferi carnivori dei moderni ecosistemi.

Zoological Society of London

Autori: 
Sezioni: 
Dinosauri

prossimo articolo

Medicina aerospaziale: cosa ci insegna la vita in orbita sulla biologia umana

astronauta nello spazio

Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.

Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?