fbpx Staminali embrionali riprogrammate in vivo | Page 6 | Scienza in rete

Staminali embrionali riprogrammate in vivo

Read time: 1 min

Un gruppo di ricercatori dello Spanish National Cancer Research Centre è riuscito a riprogrammare, in un topo vivo, cellule differenziate in modo da farle agire come cellule embrionali staminali. I risultati dello studio, pubblicato su Nature, mostrano che le cellule così riprogrammate hanno un profilo di espressione genica più simile alle staminali embrionali che alle staminali pluripotenti indotte (IPS) ottenute da riprogrammazione in vitro.

Il team di ricerca, guidato da Manuel Serrano, ha modificato geneticamente i topi in modo da far loro esprimere i quattro geni usati abitualmente per la riprogrammazione in vitroOct4, Sox2, Klf4 e c-Myc – in seguito all’assunzione di un antibiotico, la doxiciclina. Somministrando l’antibiotico, i ricercatori hanno visto che i topi iniziavano a sviluppare teratomi in diversi organi e hanno anche trovato cellule staminali riprogrammate nel loro sangue.

Per i ricercatori spagnoli, la dimostrazione della possibilità di ottenere cellule staminali embrionali riprogrammate in vivo è un primo, fondamentale passo; i prossimi mireranno a indurre tale riprogrammazione senza causare lo sviluppo di tumori e a “pilotare” l’attività di queste cellule staminali in modo da rigenerare specifici tessuti.

Autori: 
Sezioni: 
Cellule staminali

prossimo articolo

I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti eroda gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].