fbpx Rivoluzione web 2.0 | Page 16 | Scienza in rete

Rivoluzione web 2.0

Primary tabs

Read time: 1 min

Il cosiddetto social networking sta facendo la differenza nella sollevazione iraniana contro i risultati elettorali che hanno confermato al potere Almadinejad. Nell'occhio della censura sono soprattutto Youtube e Twitter. L'importanza di questo secondo network di microblogging è stato ratificato in qualche modo da una insolita richiesta fatto al cofondatore di Twitter, Jack Dorseey, da parte del giovane funzionario del Dipartimento di Stato statunitense Jared Cohen: se era possibile ritardare la consueta manutenzione del sito, che avrebbe tagliato per alcune ore il flusso ormai ininterrotto e inarrestabile di messaggi e filmati dall'opposizione iraniana. Il regime fa di tutto per tagliare la strada a questo e altri siti di social networking, ma gli iraniani si sono ormai smaliziati e, come riferisce l'inchiesta del New York Times, riescono a bypassare le censure con siti proxy. Il giornalismo civico dei new media impazza in queste ore in Iran: la BBC riceve circa 5 video al minuto girati da dilettanti, e non mancano i siti di controinformazione come Persianwiki. Un giornalismo libero, a costo della vita.

Fonte: U.S. Steps Gingerly Into Tumult in Iran, New York Times, 17 June 2009

Autori: 
Sezioni: 
Iran

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.