fbpx Radiocarbonio più preciso | Page 3 | Scienza in rete

Radiocarbonio più preciso

Read time: 2 mins

Ormai da decenni il metodo di datazione al radiocarbonio viene utilizzato con successo da archeologi, geologi e quant'altri hanno la necessità di collocare un evento in un momento cronologico il più possibile preciso. Il guaio maggiore di questo metodo sta nel fatto che l'ammontare di carbonio 14 in atmosfera - elemento chiave del metodo - presenta fluttuazioni che rischiano di compromettere il risultato finale.

La datazione, infatti, si fonda sulla misurazione del decadimento radioattivo di questo elemento: valutando quanto ne rimane nei tessuti che un tempo l'avevano inglobato (assorbendolo dall'anidride carbonica atmosferica) porta a stabilire quanto tempo fa è cessato tale assorbimento, in altre parole quando il tessuto ha cessato di vivere.

Indispensabile, dunque, poter contare su curve di calibrazione che tengano conto delle variazioni in atmosfera della disponibilità di carbonio 14. Si tratta di una calibrazione delicata e complessa che chiama in causa e si armonizza con tutti gli altri metodi di datazione.

Dagli anni Ottanta il gruppo di ricerca INTCAL è al lavoro per affinare l'attendibilità del metodo estendendo quanto più possibile il suo intervallo di validità e nei giorni scorsi ha pubblicato sulla rivista specializzata Radiocarbon una nuova curva di calibrazione. Non solo con la nuova calibrazione, chiamata INTCAL09, ora si riesce a coprire un'epoca di 50 mila anni - la precedente curva pubblicata nel 2004 si estendeva fino a 26 mila anni fa - ma promette di essere anche molto più accurata.

Non si tratta, comunque, dell'ultima parola in materia. Il team, infatti sta già lavorando alla prossima edizione, prevista per il 2011.

Fonti: Science Now; Radiocarbon

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Genomi su misura con l'IA: la nuova frontiera della biologia sintetica

L’intelligenza artificiale ha imparato a scrivere non solo testi ma... anche genomi. Per la prima volta, modelli addestrati sul linguaggio del DNA hanno infatti progettato da zero batteriofagi funzionanti, capaci di infettare batteri e superarne le resistenze. Un risultato che apre prospettive inedite per la terapia fagica e la biologia sintetica, trasformando l’IA in uno strumento per esplorare lo spazio del biologicamente possibile. Ma la capacità di generare virus pone anche interrogativi urgenti: quanto sono davvero originali queste forme di vita artificiali? E come governare una tecnologia che potrebbe diventare tanto potente quanto pericolosa?

C'è una frontiera della biologia che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile, eppure oggi, grazie all'intelligenza artificiale, è stata superata: progettare un genoma intero da zero con la stessa facilità con cui si scrive un testo è diventato realtà. Il 6 agosto 2026, un team di ricercatori guidato da Brian L.