Per la prima volta è stata impiegata la datazione al radiocarbonio con misure di alta precisione per inquadrare correttamente la sequenza temporale delle dinastie dei faraoni. I risultati sono sostanzialmente in linea con le datazioni esistenti, ma non mancano anche alcune sorprese.
Christopher Bronk Ramsey (University of Oxford) e altri nove ricercatori francesi, austriaci e israeliani hanno accuratamente misurato la quantità di Carbonio 14 presente in 211 campioni provenienti da reperti concessi da musei europei e statunitensi. Perché la datazione fosse il più accurata e affidabile possibile, sono stati considerati solo quei manufatti ottenuti da materiali cresciuti proprio nell'epoca in cui furono lavorati, quali i tessuti e le ceste, nonché le sementi e i prodotti agricoli parte di corredi funerari. Gran parte dei campioni, infatti, provenivano da tombe sicuramente appartenenti a precise dinastie e questo ha permesso un accurato confronto tra la datazione al radiocarbonio e la sequenza temporale attualmente in vigore tra gli storici.
La nuova datazione ha permesso di rilevare alcune difformità con quanto sostenuto dagli storici. Secondo i ricercatori, infatti, il radiocarbonio colloca il regno di Djoser (Antico Regno) tra il 2691 e il 2625 a.C. e gli inizi del Nuovo Regno tra il 1570 e 1544 a.C., dunque in epoche anteriori rispetto a quanto suggerito dagli storici.
Radiocarbonio per i regni dei faraoni
Primary tabs
prossimo articolo
La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano

Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.