fbpx Quella strana nebbiolina | Page 15 | Scienza in rete

Quella strana nebbiolina

Primary tabs

Read time: 2 mins

Le immagini raccolte dal satellite Planck mostrano nella regione del centro galattico la presenza di una misteriosa emissione di microonde, una sorta di nebbia diffusa sulla cui origine non si sa praticamente nulla.

Il tipo di emissione in gioco è ben noto agli astronomi ed è riconducibile alla radiazione di sincrotrone, generata quando un elettrone è costretto da un intenso campo magnetico a compiere un percorso a spirale. Anziché diminuire man mano ci si sposta verso frequenze più elevate, però, l'intensità della misteriosa emissione proprio non mostra alcuna diminuzione, dunque non è riconducibile ai meccanismi astrofisici standard.

Le possibili spiegazioni prese in considerazione sono molteplici. Si va dall'idea che questa radiazione sia riconducibile alla materia oscura del centro galattico e alla sua annichilazione all'ipotesi che sia il risultato dell'azione di potenti venti galattici. Poiché gli elettroni coinvolti nella radiazione di sincrotrone vengono accelerati dalle esplosioni di supernova, viene però anche presa in considerazione la possibilità che la nostra stima della frequenza di supernovae sia sottodimensionata.

Nel corso del convegno tenutosi a Bologna, in cui sono state illustrate le ultime scoperte della missione Planck, i ricercatori hanno presentato anche l'individuazione di enormi aggregazioni di gas galattico finora sfuggite a ogni osservazione. La scoperta di queste gigantesche nubi, composte principalmente da idrogeno e destinate ad alimentare la formazione di nuove stelle, è stata possibile grazie all'emissione del monossido di carbonio, una radiazione alla portata degli strumenti di Planck.

Al di là di queste importanti scoperte astrofisiche, però, gli astronomi non vedono l'ora che vengano rilasciati i primi risultati cosmologici della missione. Attesi per l'inizio del 2013, sono infatti i dati riguardanti il fondo cosmico a microonde e l'universo neonato gli obiettivi primari della missione Planck.

ESA - INAF - NASA

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Il mare sempre più caldo cambia sotto i nostri occhi

Immagine di una caravella portoghese (Physalia physalis) su fondo azzurro

Un nuovo studio di World Weather Attribution mostra che il cambiamento climatico di origine umana ha reso le recenti ondate di calore marine molto più intense e frequenti, e che il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile. Tra gli effetti visibili figurano la diffusione di organismi gelatinosi, anche molto urticanti come la caravella portoghese (nella foto), nel quadro di una progressiva tropicalizzazione della fauna marina. Le conseguenze pesano anche sulla terraferma, con maggiore umidità, precipitazioni estreme e rischi sanitari. Le misure di adattamento possono limitare i danni, ma per contenere gli impatti è indispensabile ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili. Immagine: rielaborazione grafica da Wikimedia Commons

Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato per gli oceani del pianeta (dato Copernicus ). Sulle coste europee, e in particolare nel Mediterraneo occidentale, le temperature superficiali del mare hanno toccato record assoluti: fino a 6°C sopra la norma a giugno, con una boa al largo di Maiorca che ai primi di agosto ha misurato 33°C.