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Pro-Test manifesta contro la disinformazione de Le iene

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Le Iene, dopo aver propagandato il "veleno di scorpione omeopatico", che avrebbe curato il cancro, e dopo aver fatto da megafono alla propaganda al ‘metodo’ Stamina, presentato come cura miracolosa per tuTte le malattie neurodegenerative, hanno deciso (purtroppo) di dedicarsi di nuovo alla salute e alla scienza.

Nella puntata di Venerdì 9 Maggio, per il ciclo "Alimentazione e Cancro", la iena Matteo Viviani ha spacciato il libro "The China Study" come straordinaria rivelazione per la cura del cancro. Come nelle precedenti vicende, nonostante le tragiche e definitive smentite, ancora una volta si è puntato solo sul sensazionalismo della notizia, mentre la sicurezza, la serenità e la salute degli ascoltatori sono passate in secondo piano.

E così, dopo Vannoni, abbiamo un nuovo ciarlatano, T. Colin Campbell, l'autore del libro.

Pro-Test Italia, associazione di ricercatori e studenti a difesa del metodo scientifico, ritiene che tutto questo sia inaccettabile e che gli autori de Le Iene stiano ampiamente sottovalutando il rischio concreto che persone disperate a causa della malattia abbandonino le cure mediche per affidarsi unicamente a un cambiamento di dieta.

In quel caso - sostiene Ambra Giulia Marelli, VicePresidente di Pro Test Italia - non sarà sufficiente giustificarsi facendo appello a un presunto dovere di cronaca, in quanto il dovere di cronaca prevede anche di sottolineare chiaramente quanto queste ‘terapie’ non siano efficaci e siano anche pericolose. Per questo domani alcuni di noi saranno davanti alla sede delle Iene per sottolineare quanto sia deleterio il loro modo di fare spettacolo”.

Pro-Test Italia

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I social network sul banco degli imputati

Ragazza che guarda uno smartphone

I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.

Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash

Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?