fbpx Preso al volo! | Page 2 | Scienza in rete

Preso al volo!

Primary tabs

Read time: 2 mins

Lo studio dei meteoriti è di fondamentale importanza nella planetologia. Da quei frammenti rocciosi e metallici piovuti sulla Terra è possibile ottenere un'incredibile quantità di informazioni sul passato del Sistema solare. Purtroppo, di quasi tutti i meteoriti non conosciamo con esattezza da quale regione del nostro sistema planetario provengano. Sappiamo che il loro bacino d'origine è la Fascia degli asteroidi, ma per i planetologi questa indicazione è davvero troppo vaga.

Fortunatamente, però, ci sono alcune situazioni - una dozzina su un totale di circa 1100 cadute di meteoriti osservate negli ultimi due secoli - per le quali si è determinata l'orbita percorsa prima di cadere sulla Terra e da questa si sono tratte indicazioni attendibili sulla probabile collocazione originaria del frammento cosmico.

Del più recente di questi eccezionali meteoriti - caduto nel luglio 2007 nel deserto di Nullarbor nell'Australia occidentale - se ne occupa l'ultimo numero di Science. La sua individuazione è stata possibile grazie a un sistema automatico di osservazione dei cieli australiani attivo dal 2006, una rete di telecamere in grado di registrare la scia dei meteoroidi visibili nel corso di ogni notte. Grazie a complessi calcoli di triangolazione tra le stazioni osservative, Philip Bland (Imperial College London) e altri ricercatori sono riusciti non solo a determinare l'orbita originaria percorsa dal meteoroide, ma a stabilire anche la prevista regione in cui ha toccato il suolo. La precisione dei calcoli ha dell'incredibile: il meteorite è stato infatti ritrovato a soli 100 metri dal punto indicato.

Fonti: Imperial College; Science

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia
Materiali correlati: 

prossimo articolo

Le dighe non sono più quelle di una volta: la super-diga cinese

fiume tsangpo

La costruzione della super-diga cinese sul fiume Yarlung Tsangpo in Tibet è un modo per riflettere sull’inevitabilità delle grandi opere, anche quando dovrebbero servire ad alleggerire i danni all’ambiente. Ovviamente non c’è nulla di inevitabile. Non sta scritto da nessuna parte che per fare energia idroelettrica si debba per forza sterminare una riserva naturale, far sfollare milioni di persone e ridurre alla sete la popolazione a valle.

Immagine: Canyon del fiume Yatlung Tsangpo. Di mayanming, CC BY-SA 3.0

Nel luglio 2025 il primo ministro cinese Li Qiang ha inaugurato il cantiere di quella che diventerà la più grande centrale idroelettrica del mondo, Medog, sul fiume Yarlung Tsangpo in Tibet, un progetto approvato da anni ma finanziato in via definitiva solo nel dicembre 2024.