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Positroni e materia oscura

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Recenti studi sull'apparente eccesso di positroni ad alta energia nei raggi cosmici avevano suscitato un vivo interesse tra gli astrofisici. Era stato infatti suggerito che tali particelle potessero essere il risultato di processi di annichilazione della materia oscura. Una ricerca pubblicata su Physical Review Letters, però, sembra fare piazza pulita di tale interpretazione.
E' ancora vivo lo scalpore che l'eccesso di positroni rilevato nel corso dell'esperimento PAMELA (Payload for Antimatter/Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics) aveva suscitato tra gli addetti ai lavori. La possibilità di essere finalmente riusciti a individuare la materia oscura, l'elusiva componente che costituisce circa un quarto dell'intero universo e gioca un ruolo chiave nella sua architettura, rendeva quella scoperta davvero epocale. A buttare molta acqua sul fuoco, però, ci hanno pensato Jonathan Feng, Manoj Kaplinghat e Hai-Bo Yu (Dipartimento di Fisica e Astronomia – UC Irvine).

Dopo una attenta analisi, i tre ricercatori giungono alla conclusione che una rilevazione così elevata come quella che sembra provenire dai dati di PAMELA ben difficilmente possa essere del tutto imputabile alla materia oscura. Gli attuali modelli che descrivono l'annichilazione delle particelle di materia oscura, infatti, non sono in grado di rendere ragione dell'eccesso osservato. Sembra proprio, dunque, che per il momento la materia oscura se ne resti ancora ben nascosta.

University of California - Physical Review Letters - PAMELA

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Astrofisica

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