fbpx Ombre sul metano di Marte | Page 5 | Scienza in rete

Ombre sul metano di Marte

Primary tabs

Read time: 2 mins

Brutto colpo per chi vedeva nel metano su Marte il possibile segno di attività biologica: uno studio, infatti, riduce drasticamente la quantità di questo gas nell'atmosfera del Pianeta rosso.
La ricerca, pubblicata su Icarus da Kevin Zahnle (NASA Ames Research Center) e collaboratori, spara a zero sulle precedenti pubblicazioni sostenendo che la distribuzione del gas e la sua variazione non sono per nulla plausibili né dal punto di vista fisico né da quello chimico. Il nodo principale è l'eccessiva rapidità, rilevata anche da precedenti ricerche, con la quale il metano viene distrutto nell'atmosfera marziana. Non solo non si conosce nessun meccanismo chimico in grado di fare ciò, ma – ammettendo pure che ve ne sia uno – l'ossidazione del metano finirebbe col privare l'atmosfera marziana di ossigeno nel giro di qualche migliaio di anni. Sarebbe dunque a questo punto necessario trovare un ulteriore processo – anche questo ignoto – in grado di reintegrare l'ossigeno.
E come la mettiamo con le rilevazioni del team di Michael Mumma (NASA Goddard Space Flight Center) pubblicate su Science nel 2009? Secondo Zahnle le misurazioni di Mumma risentirebbero dell'influenza del metano terrestre. Le frequenze delle linee di assorbimento individuate da Mumma e attribuite al metano di Marte potrebbero in realtà essere dovute all'emissione di una particolare forma di metano terrestre contenente Carbonio 13 anziché Carbonio 12, l'isotopo più comune. Questo farebbe crollare le stime dell'abbondanza del metano da 10-60 ppbv (parti per miliardo in volume) a solamente 3 ppbv. Dal canto suo, ovviamente, Mumma sostiene di aver tenuto conto di ogni possibilità e ribadisce che le misurazioni del suo team sono assolutamente affidabili.
Questione decisamente aperta, dunque, sulla quale si spera possa dare una parola decisiva il Mars Science Laboratory, il rover della NASA la cui partenza per Marte è in programma per novembre 2011.

New Scientist

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Gli Usa sono fuori dall’Oms: che cosa succede ora?

Immagine del simbolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sullo sfondo di una bandiera statunitense

Il ritiro ufficiale degli Stati Uniti dall’Oms, divenuto effettivo il 26 gennaio 2026, apre una fase di forte incertezza per l’agenzia delle Nazioni Unite, che si trova a fare i conti con un grave deficit di bilancio e con pesanti tagli al personale. La riduzione dei finanziamenti, aggravata dal più ampio definanziamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo, rischia di avere effetti drammatici soprattutto nei paesi a basso reddito, con milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030 secondo uno studio pubblicato su The Lancet Global Health. Ma non mancheranno conseguenze negative anche per i paesi ricchi, Usa inclusi. L’Oms punta ora su un rafforzamento dei contributi obbligatori e su un maggiore impegno per l’indipendenza e la stabilità finanziaria.
Immagine realizzata con ChatGPT.

Che cosa succede all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ora che gli Stati Uniti si sono chiamati fuori?

Se ne discute da oltre un anno, ovvero da quando Trump ha annunciato il ritiro dall’organizzazione mondiale, diventato ufficiale il 26 gennaio 2026. Il 2 febbraio scorso il tema è stato affrontato anche dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha aperto i lavori della 158esima sessione del Consiglio Esecutivo dell’organizzazione presentando il 2025 come un anno “di contrasti netti”.