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Nuova luce sulle aurore polari

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Una fortunata coincidenza consentirà agli scienziati di capire più nel dettaglio i meccanismi da cui le aurore boreali e australi hanno origine. Il 5 giugno 2009, due dei quattro satelliti Cluster dell'Agenzia spaziale europea si sono trovati infatti ad attraversare contemporaneamente un'area essenziale per l'origine del fenomeno: quella compresa tra i 4.000 e i 12.000 chilometri al di sopra della Terra. È qui che le particelle provenienti dal Sole vengono accelerate prima di incontrare la ionosfera terrestre dando luogo agli spettacolari fenomeni di luce conosciuti come aurore polari.

Non è possibile prevedere l'altitudine esatta in cui questi fenomeni si verificano. Inoltre non durano più di pochi minuti. Quindi è già raro disporre di un solo satellite che attraversi al momento giusto quell'area. Questa volta il caso ha voluto che fossero addirittura due e la disponibilità di due punti di vista simulta nei potrà aggiungere importanti dati sull'origine delle aurore.

"È come per la geografia - ha commentato Göran Marklund del Royal Institute of Technology di Stoccolma - le curve, però, non rappresentano l'altimetria del paesaggio ma i potenziali elettrici che attraversano la regione".

All'origine delle aurore, infatti, sono proprio fenomeni elettrici: in particolare l'«eccitazione» e il successivo ritorno allo stato normale degli elettroni degli atomi presenti nell'atmosfera terrestre.

"I satelliti Cluster ci hanno mostrato il vero cuore del processo di accelerazione responsabile della maggior parte delle aurore", haconcluso il ricercatore. "Ci hanno dato il primo sguardo sulla struttura e la stabilità elettrica di quest'area in cui avviene l'accelerazione". 

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