fbpx Nasce Juno, un gigante sotterraneo per catturare neutrini | Page 4 | Scienza in rete

Nasce Juno, un gigante sotterraneo per catturare neutrini

Primary tabs

Read time: 2 mins

È stato firmato l’accordo internazionale che sancisce la nascita in Cina del Jiangmen Underground Neutrino Observatory (JUNO), al quale l’Italia partecipa con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Centinaia di scienziati provenienti da tutto il mondo, riuniti in questi giorni all’Istituto di Fisica delle Alte Energie (IHEP) di Pechino, hanno dato così vita a una collaborazione internazionale per la costruzione di un gigantesco rivelatore sotterraneo di neutrini a scintillatore liquido, che sfrutterà cioè una tecnologia analoga a quella utilizzata dall’esperimento Borexino ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. “Siamo davvero entusiasti di questo esperimento, è un meraviglioso e completo programma di fisica”, commenta Gioacchino Ranucci dell’INFN appena nominato vice-coordinatore della nuova collaborazione. “Metteremo tutto il nostro impegno per il successo di JUNO, grazie anche alla lunga esperienza che abbiamo ai Laboratori del Gran Sasso, dove da quasi due decenni ci dedichiamo allo studio dei neutrini con gli apparati Borexino e Opera”, conclude Ranucci.
Il nuovo esperimento studierà la cosiddetta “oscillazione” dei neutrini, quel fenomeno per cui i neutrini, di cui sappiamo che ne esistono tre tipi, “oscillano” mutando da un tipo in un altro. Nello specifico, JUNO indagherà la questione della “gerarchia di massa dei neutrini”, cioè dell’ordine in cui sono disposte le masse dei tre tipi di neutrino.
JUNO sarà, assieme a HYPER-KAMIOKANDE in Giappone e LBNF al FERMILAB, al quale partecipa l’INFN, uno dei tre grandi esperimenti con rivelatori giganti di neutrini, prodotti artificialmente in reattori o con acceleratori, che saranno costruiti nei prossimi anni. Della collaborazione JUNO, oltre a Cina e Italia, fanno parte anche Repubblica Ceca, Francia, Finlandia, Germania, Russia e Stati Uniti.

Ufficio Comunicazione INFN

Sezioni: 
INFN

prossimo articolo

La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.