fbpx L'oro come ET | Page 7 | Scienza in rete

L'oro come ET

Primary tabs

Read time: 2 mins

In natura esistono materiali la cui ridottissima diffusione sulla crosta terrestre ce li fa considerare preziosi: l'oro, il platino, l'iridio e l'osmio sono solo alcuni di essi. Nella classificazione di Goldschmidt vengono definiti elementi siderofili perchè manifestano una spiccata tendenza a legarsi con il ferro metallico, una caratteristica che è stata un po' la loro rovina.

Secondo il quadro ricostruito dai planetologi, quando il nostro pianeta era ai suoi albori era caratterizzato da una elevata temperatura e gli elementi più pesanti - dunque anche i siderofili - finirono inevitabilmente col precipitare verso il nucleo lasciando in superficie i silicati. Da dove vengono allora quelle concentrazioni di metalli preziosi rintracciabili nelle rocce terrestri ai nostri giorni? La risposta è piuttosto semplice: questi materiali sono stati portati sulla Terra dalla successiva caduta di meteoriti. Ma non tutti ne sono convinti.

Qualche giorno fa, però, su Nature Geoscience è stato pubblicato uno studio che ripropone con forza l'ipotesi dell'origine extraterrestre. Attraverso esperimenti ad alte temperature, James Brenan (Università di Toronto) e William McDonough (Università del Maryland) hanno ricostruito il processo di differenziazione metalli-silicati stimando le conseguenti concentrazioni della crosta terrestre. Sulla base di tali stime, mentre la concentrazione dell'oro non crea particolari problemi, per giustificare quella dell'osmio e dell'iridio si deve necessariamente ricorrere a un rabbocco successivo. E la pista meteoritica resta l'unica finora percorribile.

Fonte: Nature Geoscience

Autori: 
Sezioni: 
Geologia

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.