fbpx Le stelle più fredde | Page 2 | Scienza in rete

Le stelle più fredde

Primary tabs

Read time: 1 min

Le osservazioni del satellite WISE hanno permesso di scoprire sei nane brune di tipo Y, una classe di stelle la cui temperatura superficiale è solo di un paio di decine di gradi.

Costruito proprio per rilevare le deboli emissioni termiche nell'infrarosso, l'osservatorio orbitante WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) ha finora individuato un centinaio di nane brune sfuggite alle precedenti osservazioni. Le nane brune sono oggetti celesti che, per la loro ridotta massa, non sono riuscite a innescare le reazioni nucleari e dunque non si sono accese come le altre stelle. Per effetto della contrazione gravitazionale che le ha originate, però, emettono comunque energia termica e dunque sono osservabili nell'infrarosso.

Nella classificazione degli astronomi le nane brune di tipo Y sono quelle più fredde di tutte e tra i dati raccolti da WISE ne sono state scovate sei la cui temperatura superficiale si aggira intorno ai 25 gradi centigradi. La conferma definitiva è giunta attraverso l'analisi dei loro spettri effettuata sia con il telescopio spaziale Spitzer che con telescopi a terra.

Queste sei nane brune si trovano tutte entro 40 anni luce dalla Terra e la più vicina, denominata WISE 1541-2250, è a soli 9 anni luce di distanza, poco più del doppio di quanto ci separa da Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema solare.

NASA - WISE

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.