fbpx L'antico campo magnetico | Page 2 | Scienza in rete

L'antico campo magnetico

Read time: 2 mins

Non lasciamoci illudere dalla situazione attuale. Il campo magnetico terrestre che oggi ci garantisce un’efficace protezione soprattutto contro le sfuriate della nostra stella un tempo era molto meno intenso. In uno studio appena pubblicato su Science si sostiene che 3,4 miliardi di anni fa la sua intensità fosse solamente la metà.
John A. Tarduno (University of Rochester) e i suoi collaboratori sono riusciti a ricostruire le condizioni geomagnetiche in un’epoca così remota grazie ad accurate misurazioni della magnetizzazione di microscopiche inclusioni nei cristalli di quarzo presenti nella dacite, una roccia magmatica effusiva. In pratica queste inclusioni magnetiche si comportano come piccole bussole che, magnetizzate dal campo magnetico terrestre, hanno conservato questa proprietà una volta che la roccia in cui erano inglobate si è solidificata.
Evitando il più possibile le contaminazioni, i ricercatori hanno studiato daciti raccolte in Sud Africa e risalenti a 3,5 miliardi di anni fa. L’impiego di magnetometri estremamente sensibili – quelli che solitamente vengono usati con i chip dei computer – ha permesso di risalire all’intensità del campo magnetico, risultata tra il 50 e il 70% di quella attuale.
Al quadro, però, si deve anche aggiungere che a quell’epoca il Sole era più attivo e dunque la pressione del vento solare molto più intensa. Facile intuire come a farne le spese sia stata l’atmosfera primitiva del nostro pianeta, privata del vapore d’acqua eventualmente presente. Unica consolazione: aurore polari molto più intense e grande spettacolo anche a latitudini molto più basse.

University of Rochester - Science

Autori: 
Sezioni: 
Geologia

prossimo articolo

Partecipa alla ricerca su chiocciole e lumache in città con un CLIC!

Esemplare di chiocciola Xerotricha conspurcata ripresa a distanza ravvicinata su una mano

Il progetto di citizen science CLIC! Chiocciole Lumache in Città, promosso dal Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici in collaborazione con l’Università di Siena e NBFC, vuole dimostrare come la scienza partecipata possa cambiare il nostro sguardo verso animali spesso poco considerati o ritenuti dannosi per l’agricoltura. Nato nel 2020 e diffuso su scala nazionale, CLIC! chiede la collaborazione dei cittadini per monitorare la distribuzione delle specie di molluschi terrestri in città, individuare popolazioni non ancora note e studiare altri fenomeni interessanti.

Nell'immagine, esemplare di Xerotricha conspurcata (foto di Tommaso De Lorenzi).

Quante volte ci capita di vedere una chiocciola su un cartello stradale, immobile sotto il sole estivo, chiedendoci da dove sia arrivata e come faccia a resistere alle alte temperature? Altre volte, invece, capita di non vederle affatto: ce ne accorgiamo solo troppo tardi, tornando a casa la sera, quando un passo distratto produce un suono secco sotto la scarpa.