fbpx L'angolo del dolore | Page 6 | Scienza in rete

L'angolo del dolore

Primary tabs

Read time: 2 mins

Perchè ci ricordiamo del dolore che abbiamo subito? Evidentemente perchè da qualche parte, in un punto nascosto del nostro cervello, tutte le informazioni relative a situazioni spiacevoli vengono immagazzinate e lì rimangono. Una zona sconosciuta fino a poco tempo fa. Uno studio pubblicato dalla rivista Science, opera di un gruppo di ricerca dell’Università di Torino, ha finalmente rivelato quali sono le aree del cervello che conservano per tutta la vita le emozioni legate alle situazioni dolorose. Si tratta della corteccia secondaria uditiva, visiva e olfattiva, note anche con il nome di cortecce sensoriali di ordine superiore.

Suoni, odori e colori vengono spesso associati alle emozioni che proviamo in un dato momento. Se una di queste sensazioni viene percepita durante un episodio spiacevole, successivamente ogni volta che riproveremo tale sensazione, tenderemo ad associarla alla situazione negativa. Lo studio, eseguito su topi, ha mostrato che l’attività della corteccia sensoriale di ordine superiore, si intensifica in presenza degli stimoli sensoriali che in precedenza sono stati associati a eventi dolorosi.

Ora il passo successivo dello studio sarà di verificare se anche nell'uomo avvenga tale fenomeno. Come dichiara il dottor Benedetto Sacchetti, uno degli autori dello studio, «quello che ci aspettiamo è che nell’uomo le variazioni dell’attività sensoriale interessino le stesse aree, ma in punti più localizzati. Con queste basi sperimentali siamo pronti a procedere con lo studio sull’uomo, che condurremo utilizzando le tecniche di imaging».

Science 6 August 2010: Vol. 329. no. 5992, pp. 649 - 656

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

contraccettivi

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.

Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash

Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.