fbpx La formula del rigore perfetto | Page 2 | Scienza in rete

La formula del rigore perfetto

Primary tabs

Read time: 2 mins

Domenica 11 luglio, la data fatidica è arrivata. Si gioca la finale dei mondiali di calcio tra Olanda e Spagna. Dovesse finire come quattro anni fa, con i calci di rigore a decidere la vincitrice, per i calciatori che scenderanno in campo sarebbe utile leggere questa breve news. Perchè? Il motivo è semplice, per tirare un rigore occorre studiare.

Ma è veramente così difficile tirare un calcio di rigore? Cosa ci vuole a far passare un oggetto di poco più di 20 centimetri di diametro per una porta che misura 7 metri e 32 centimetri? Anzi, per volerla fare ancor più facile, cosa ci vuole a farla passare in 17,86 metri quadrati?

Tutti questi numeri sono stati utilizzati da Tim Cable, della John Moores University di Liverpool, per creare l'equazione del rigore perfetto. 

Il suo gruppo di ricerca ha studiato ore e ore di filmati ad alta definizione relativi ai calci di rigore per trovare la formula per il tiro imparabile.Secondo Cable, uno dei punti fondamentali del rigore perfetto è la velocità da imprimere al pallone. Deve essere di almeno 105 chilometri orari. Per raggiungere una simile velocità occorrono almeno 5-6 passi prima di raggiungere il pallone. Inoltre bisogna fare attenzione a come si colpisce la palla rispetto alla corsa, non superando l’angolo di tiro di più di 20-30 gradi. Ultimo punto fondamentale: il pallone deve essere calciato in un'area ben precisa, a mezzo metro di distanza tra la traversa e il palo. Non vi resta che provare.

Schema del calcio di rigore perfetto

Autori: 
Sezioni: 
AllegatoDimensione
Image icon rigore.JPG42.29 KB
Sport

prossimo articolo

TEA, biologico, naturale: le ambiguità del dibattito

immagine di laboratorio contrapposta a immagine di campo coltivato

L’idea che “naturale” significhi automaticamente migliore, più sano o più etico domina ancora il dibattito pubblico sull’agricoltura. Ma le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) mettono in crisi questa narrazione: non imitano la natura, la rendono più controllabile. A partire dal libro "La speranza verde” di Vittoria Brambilla e Fabio Fornara, Gilberto Corbellini smonta i miti sul biologico, analizza le critiche alle biotecnologie agrarie e mostra come, tra marketing, ideologia e paura degli OGM, la discussione scientifica risulti spesso sostituita da slogan emotivi.

Una delle affermazioni che, in prima battuta, stupisce studenti e studentesse è che l'evento più innaturale nella storia della nostra specie è stato l'invenzione dell'agricoltura. Per cui parlare di agricoltura o alimenti “naturali” non ha senso. E il termine “biologico”, usato per l'agricoltura, non ha una base scientifica; indica solo l'adesione a un insieme di pratiche più o meno definite su base normativa. Nel senso letterale del termine, qualunque agricoltura e qualunque cibo sono biologici.