fbpx Ipotesi sarcofago | Page 7 | Scienza in rete

Ipotesi sarcofago

Primary tabs

Read time: 2 mins

Anche se timidamente, comincia a circolare la voce che per risolvere i problemi di Fukushima bisognerà ricorrere alle stesse misure impiegate con il reattore di Chernobyl: seppellire tutto sotto una montagna di cemento.

Le tonnellate d'acqua riversate sull'impianto sia dal cielo – finalmente gli elicotteri hanno potuto entrare in azione – che da terra non hanno fatto quanto si sperava. Ancora si confida che, ripristinando l'alimentazione elettrica, le pompe dei reattori ricomincino a fare il loro dovere, ma, per il momento, è solo una flebile speranza. Tutto, infatti, dipende dalle reali condizioni degli impianti elettrico e idrico e dalla loro tenuta dopo i violenti stress ai quali sono stati sottoposti: prima il terremoto, poi lo tsunami e infine l'ulteriore pioggia di tonnellate d'acqua.

Per la prima volta dall'inizio della crisi, però, la TEPCO ha ammesso che non è affatto da scartare l'idea di sigillare i reattori a rischio in un sarcofago protettivo di calcestruzzo. Fukushima come Chernobyl, insomma.

Nel frattempo è stato aggiornato lo stato di rischio secondo la scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale): i danni al nocciolo dei reattori 2 e 3 vengono ora classificati di livello 5, mentre la situazione al reattore 4 (piscina di stoccaggio delle barre esauste) è classificata al livello 3. La scala INES prevede 7 livelli di gravità, dalla semplice anomalia (livello 1) fino agli incidenti catastrofici (livello 7).

A questo proposito c'era stata polemica nei giorni scorsi con gli esperti nucleari francesi. Immediatamente dopo che le autorità giapponesi, una settimana fa, avevano classificato quanto stava avvenendo a Fukushima al livello 4, il presidente della ASN (Autorité de Sûreté Nucléaire) Andre-Claude Lacoste, in una conferenza stampa a Parigi, aveva dichiarato che l'incidente era da considerarsi almeno di livello 6.

News Daily - IAEA - Reuters

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Nucleare

prossimo articolo

L’economia europea ha un centro di gravità?

mappa europa con i paesi collegati da uno spago

Le guerre non colpiscono tutte allo stesso modo l’economia globale: molto dipende da dove esplodono. Un nuovo studio applica al commercio internazionale un modello ispirato alla fisica, interpretando i mercati europei come un vero e proprio “campo gravitazionale”. Le simulazioni mostrano che i conflitti localizzati nei nodi centrali delle reti produttive e commerciali europee — dal nord Italia al Benelux — possono generare effetti destabilizzanti molto più ampi rispetto a guerre periferiche. E propone quindi un approccio interdisciplinare che aiuta a leggere il legame sempre più stretto tra geopolitica, interdipendenza economica e stabilità del continente.

Le guerre e le tensioni geopolitiche non colpiscono tutti i mercati allo stesso modo. Alcuni conflitti producono effetti economici limitati, mentre altri possono destabilizzare intere aree commerciali. Un recente studio che abbiamo pubblicato su Conflict Resolution Quarterly propone un modello interdisciplinare tra economia e fisica che interpreta i mercati internazionali come «campi gravitazionali».