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Inseguendo le vagabonde blu

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Accurate osservazioni sulle stelle dell'ammasso aperto NGC 188 hanno permesso di suggerire che la formazione delle cosiddette “vagabonde blu” non è dovuta a collisioni stellari.

Le blue stragglers (letteralmente, vagabonde blu) sono membri di ammassi stellari che, pur appartenendo alla sequenza principale, sono più brillanti e blu delle altre componenti dell'ammasso e costituiscono un vero enigma per gli astrofisici. Poiché le stelle di un ammasso nascono tutte assieme, infatti, queste stelle più brillanti dovrebbero ormai essersi trasformate in giganti oppure trovarsi in fasi evolutive ancora più avanzate. Le possibili spiegazioni chiamano in causa collisioni stellari o acquisizione di materia da una stella compagna, eventi in grado di condurre una stella a una sorta di ringiovanimento.

Le osservazioni di Aaron Geller e Robert Mathieu (University of Wisconsin – Madison) sull'ammasso stellare aperto NGC 188, distante circa 5000 anni luce in direzione della costellazione di Cefeo, hanno permesso di scoprire che 16 blue stragglers dell'ammasso hanno una piccola compagna, rilevabile solamente grazie ai minimi spostamenti che induce nella stella più grande. Poiché l'ipotesi collisionale chiama in causa compagne molto più massicce, dallo studio di Geller e Mathieu – pubblicato su Nature – emergerebbe come lo scenario migliore per spiegare queste vagabonde blu possa essere quello che prevede il furto di materia dalla compagna più piccola, ormai evoluta allo stadio di nana bianca.

Per avere una conferma osservativa diretta di queste nane bianche, i due astronomi hanno già prenotato il telescopio spaziale Hubble: vogliono provare a individuarle osservando nell'ultravioletto. 

Sky&Telescope

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Astrofisica

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