fbpx Il cratere e gli italiani | Page 13 | Scienza in rete

Il cratere e gli italiani

Primary tabs

Read time: 2 mins

Sono circa 150 le cicatrici lasciate sulla superficie del nostro pianeta dagli impatti cosmici, sconvolgenti tracce del violento tiro al bersaglio che ha segnato il cammino evolutivo della Terra. Questa lista, grazie alla scoperta di un team italiano, è molto probabile che presto debba arricchirsi di un nuovo elemento.

Giovanni Monegato (Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova) ha presentato la scoperta del suo team alla Lunar and Planetary Science Conference tenutasi nei giorni scorsi in Texas. I ricercatori hanno individuato una struttura circolare a una quarantina di chilometri da Wembo-Nyama, una città della Repubblica Democratica del Congo, in Africa centrale. Perfettamente circolare, la struttura è quasi interamente contornata dal percorso del fiume Unia, un affluente del fiume Lomami, e misura almeno 36 chilometri di diametro.

E' stata proprio la forma circolare, facilmente individuabile dalle immagini del satellite, a suggerire a Monegato che si potesse trattare di un cratere d'impatto finora sfuggito a ogni rilevazione. Un'ipotesi che ha preso sempre più peso man mano che l'analisi della geologia di quell'area portava a escludere ogni altra possibile origine. Per la conferma definitiva, però, si dovranno attendere prove incontrovertibili che solo il meticoloso studio delle rocce e della stratigrafia potranno fornire.

Solo allora sarà possibile anche una datazione per l'evento. Per il momento si può ipotizzare che il responsabile possa essere stato un asteroide di un paio di chilometri di diametro: un bel botto!

LPS Conference Abstract

Autori: 
Sezioni: 
Geologia

prossimo articolo

Il futuro è per tutti? Le nostre considerazioni sul manifesto di Zuckerberg

marck zuckerberg e il suo manifesto

Nel suo nuovo manifesto sull’intelligenza artificiale, Mark Zuckerberg promette un futuro di superintelligenza personale, agenti sempre presenti, tutor su misura e nuove opportunità per tutti. Ma dietro la visione ottimistica emergono interrogativi che non possono essere affidati soltanto alle Big Tech. Soprattutto, prima di costruire macchine “oltre l’umano”, non dovremmo chiederci quale progresso umano vogliamo davvero?

In copertina: elaborazione grafica da Jeff Sainlar/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Come gruppo indipendente di monitoraggio e ricerca sull’intelligenza artificiale, sentiamo il dovere di commentare il recente manifesto di Mark Zuckerberg, The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future, perché tocca direttamente molte delle tematiche che hanno portato alla nostra stessa nascita.