fbpx III edizione del Fermi Simposyum | Page 9 | Scienza in rete

III edizione del Fermi Simposyum

Read time: 3 mins

Centinaia di astrofisici provenienti da tutto il mondo questa settimana saranno lunedì 9 maggio a Roma per un appuntamento importante. Nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza si terrà il Terzo simposio dedicato alla missione Fermi, un osservatorio orbitante dedicato allo studio dei fotoni più energetici dell’Universo: i raggi gamma.

Si tratta di una missione NASA, alla quale la comunità italiana partecipa in modo determinante attraverso ASI, INAF e INFN.

La missione Fermi, lanciata nel giugno 2008 e perfettamente funzionante in orbita, sta rivoluzionando l’astrofisica gamma. II Fermi Symposium coprirà tutte le problematiche “classiche” dell’astronomia gamma spaziando dalle stelle di neutroni, all’accelerazione dei raggi cosmici, dalle galassie attive ai lampi gamma, dalle supernovae alla ricerca della materia oscura. Ci sarà spazio anche per gli ultimissimi risultati sulla variabilità della nebulosa del Granchio che tanto ha sorpreso la comunità e sulla ripresa dell’attività solare.

L’astrofisica delle alte energie è un campo che sta vivendo un periodo di grande vitalità grazie ai risultati dei satelliti gamma Fermi ed Agile, che spesso agiscono in sinergia con XMM-Newton, Integral e Swift, tutti strumenti che portano in orbita un pezzetto di tecnologia italiana.

Significativa è anche la scelta dell’Università La Sapienza, dove Enrico Fermi fu professore dal 1926 al 1938, dalla vincita della cattedra di Fisica Teorica, a 25 anni, al premio Nobel, 12 anni dopo. Per onorare la figura di Fermi , visto come un moderno eroe dei due mondi, da Roma a Chicago, dalla fisica all’astrofisica, il simposio inizierà con una sessione intitolata “Fermi incontra Fermi “, durante la quale verrà anche presentato un breve filmato prodotto da INAF.

Il tema verrà ripreso nella conferenza pubblica di chiusura del simposio, prevista per giovedì 12 maggio alle 18:30, sempre nell’Aula Magna de La Sapienza, con l’intervento del Prof. Giovanni Bignami dal tema “Da Roma all’Universo: Fermi in orbita”.

I dati Fermi sono liberamente disponibili alla comunità astronomica mondiale comunità astronomica mondiale tramite i siti web http://fermi.gsfc.nasa.gov/ssc/ e http://fermi.asdc.asi.it. Per avvicinare, tuttavia, anche i non professionisti al cielo in raggi gamma, al simposio verrà presentata FermiSky una APP per iphone, disponibile gratuitamente da lunedì 9 maggio all’indirizzo http://mimesis.pd.infn.it/FermiSky.

Scopo della APP è offrire una visione dell’Universo invisibile permettendoci di seguire in diretta le catastrofiche esplosioni che distruggono stelle molto più grandi del nostro sole, la materia che cade su mostruosi buchi neri al centro di distanti galassie, l’accelerazione ad altissime energie dei raggi cosmici, particelle che poi pervadono tutto lo spazio e che arrivano fino a noi. È proprio sullo studio del meccanismo di accelerazione dei raggi cosmici che Enrico Fermi ha dato il suo contributo più importante all’astrofisica delle alte energie.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Incontri

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.