Osservando la gigantesca galassia M87 con l'innovativo sistema di antenne LOFAR, un team di astronomi scopre che è interamente avvolta da una bolla di plasma prodotta dal buco nero supermassiccio che la galassia ospita nel suo centro. Le immagini ottenute da LOFAR, un sistema composto da migliaia di antenne radio sparse in tutta Europa i cui dati vengono elaborati da un supercomputer in Olanda, mostrano chiaramente che la bolla non è frutto di attività del buco nero in un lontano passato, ma viene tutt'ora costantemente alimentata. Il massiccio buco nero al centro di M87, circa 6 miliardi di masse solari, ingoia voracemente il materiale foraggiatogli dalla galassia e, come controparte, pompa nella galassia una smisurata quantità di energia sotto forma di radiazione e di potenti getti di materia. Sono proprio questi getti che, quando rallentano, formano l'immensa bolla che avvolge la galassia e che, invisibile ai telescopi ottici, appare luminosissima nelle onde radio. Lo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics e frutto del lavoro di un team internazionale del quale facevano parte anche Matteo Murgia (OA di Cagliari) e Gianfranco Brunetti (INAF-IRA di Bologna), vede come primo autore il nostro Francesco de Gasperin, che ha condotto la ricerca come parte del suo dottorato presso il Max Plank Institute e l'Excellence Cluster Universe di Monaco di Baviera.
La galassia nella bolla
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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.
Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.