fbpx Funghi distruttori di foreste | Page 6 | Scienza in rete

Funghi distruttori di foreste

Primary tabs

Read time: 1 min

Secondo un team di ricercatori, nella scomparsa delle foreste di conifere che ha accompagnato la terribile estinzione del Permiano ci sarebbe lo zampino di un fungo estremamente aggressivo.

Oltre a cancellare il 95% degli organismi marini e il 70% di quelli che vivevano sulla terraferma, l'estinzione del Permiano interessò pesantemente anche le conifere che ricoprivano Pangea, il grande unico continente di 250 milioni di anni fa. I dati fossili indicano che questi alberi sparirono dalla circolazione per almeno 4 milioni di anni.

L'analisi dei microfossili del Permiano ha evidenziato la presenza di organismi filamentosi finora classificati come alghe. Secondo Henk Visscher (Utrecht University) e collaboratori, però, quei microfossili sarebbero in realtà un particolare stadio vegetativo di un lontano parente del Rhizoctonia, un tipo di fungo estremamente aggressivo per le radici e l'apparato fogliare di molte piante. Nello studio, di prossima pubblicazione sulla rivista Geology, i ricercatori sostengono che in un ambiente fortemente ostile come quello presente all'epoca dell'estinzione del Permiano la devastante azione del fungo finì con l'assestare il colpo di grazia alla vegetazione.

Secondo il team di Visscher, inoltre, è da tenere in seria considerazione la possibilità che il micidiale sovrapporsi di stress ambientale e attacco di organismi patogeni possa interessare con effetti devastanti anche gli alberi del nostro tempo.

UC Berkeley

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Botanica

prossimo articolo

Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

contraccettivi

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.

Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash

Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.