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Elettricità dai fiumi

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Cercare nuove risorse energetiche sostenibili è uno degli obiettivi del nuovo millennio. Come molto spesso accade però, le soluzioni sono sotto i nostri  occhi e non ce ne accorgiamo. Un modo poco conosciuto di produrre energia elettrica consiste infatti nello sfruttare la differenza di salinità tra l'acqua dolce dei fiumi e quella salata del mare, dove i fiumi si riversano.  Il processo chiamato pressure-retarded osmosis (PRO) è capace di produrre energia elettrica per più di mezzo miliardo  di persone senza consumare carburante e produrre gas serra. Tutto completamente sostenibile. Menachem Elimelech e Ngai Yin Yip hanno studiato e spiegato questo fenomeno in un articolo comparso sulla rivista ACS' journal Environmental Science & Technology.

Il meccanismo è semplice. L'acqua dei fiumi fluisce naturalmente in mare per osmosi, attraverso una speciale membrana, spinta dalla differenza di concentrazione dei due solventi, dovuta al sale.  In questo modo l'acqua salata del mare, che sta dall'altra parte della membrana viene gradualmente diluita. La pressione che si crea a causa del flusso d'acqua fa girare il rotore di una turbina che genera elettricità. La stazione generatrice d'energia, PRO, sfruttando appena un decimo dell'acqua globale dei fiumi che sfociano negli oceani,  può generare abbastanza energia per soddisfare i bisogni di 520 milioni di persone, senza emettere CO2. Stessa quantità di elettricità prodotta da una centrale elettrica a carbone che rilascia un miliardo di tonnellate di gas serra ogni anno.  PRO sembra avere un grande potenziale che può essere sfruttato per contribuire alla  futura richiesta d'energia. Il primo fu inaugurato in Norvegia nel 2009 e attualmente gli scienziati stanno lavorando per aumentarne l'efficienza e ottenere risultati migliori.

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Energia sostenibile

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I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.

Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash

Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?