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Un ecobilancio delle città

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Sprofondamenti nei centri urbani, un fenomeno in aumento. Nel 2012, nella sola Roma, sono stati registrati  59 casi, a fronte dei 39 dell’anno precedente. Collassano sedi stradali ed edifici e a vincere il triste primato è proprio la Capitale, seguita da Napoli e Cagliari. Lo rende noto ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel suo Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente urbano, presentato ieri. Molteplici le cause dei frequenti collassi gravitativi, come la presenza di cavità carsiche sotterranee o insufficienze delle reti fognarie e di drenaggio. A innescare il fenomeno, spesso, le precipitazioni particolarmente intense. 

Imputabile solo all’uomo, invece, l’incalzante consumo di suolo che, non solo sottrae spazi all’agricoltura,ma indebolisce la capacità delle nostre città di difendersi da alluvioni, frane e inondazioni. In Italia, perdiamo ogni giorno 100 ettari di suolo: in 4 città su 43 il consumo è esteso ormai a più della metà del territorio comunale, in 10 città è compreso tra il 30 e il 50%. Un’emergenza che ha spinto il Governo a varare, lo scorso 14 settembre, un disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole, finalizzato al contenimento del consumo di suolo. 

Tendenzialmente positivo, invece, il monitoraggio delle acque: nella maggior parte delle nostre città i reflui sono infatti collettati al depuratore per oltre il 90% mentre il restante 10% è destinato quasi per intero a sistemi individuali di trattamento. Dati in sintonia con le norme europee, come dimostrato dalla conformità dei livelli di emissione di 50 dei 66 agglomerati urbani esaminati. 

E se il consumo di acqua per uso domestico risulta essere diminuito del 20% negli ultimi 10 anni (consumo medio pro capite di 66,7 metri cubi in 116 capoluoghi di provincia) lo si deve non a comportamenti virtuosi quanto, piuttosto, a politiche di razionalizzazione nell’erogazione dell’acqua stessa. 

Indebolite e contaminate, questo il ritratto delle nostre città. Un quadro tutt’altro che uniforme. Basti pensare ai SIN, i Siti di Interesse Nazionale, che coprono oltre il 3% del territorio nazionale: il Rapporto ISPRA ne analizza 38, ovvero quelli che interessano il territorio urbano di 30 città e rivela che la più alta concentrazione è presente a Napoli (6), seguita da Milano (5). E lo stato d’avanzamento delle procedure di bonifica dei siti inquinati? Decisamente eterogenea: solo 9 i SIN con oltre il 50% di progetti di bonifica approvati. Nel solo SIN di Taranto, città suo malgrado protagonista della cronaca di questi giorni, con una superficie di oltre 43 milioni di metri quadri è interessata da 71 procedure di bonifica, che coprono appena la metà della sua superficie.  Ma non solo veleni nelle nostre città, come dimostrato dalla crescente attenzione per la mobilità ciclabile. In testa, l’Emilia Romagna, regina delle due ruote. 

Il link al Rapporto ISPRA: http://www.isprambiente.it/it/events/viii-rapporto-sulla-qualita-dell201...


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disegno di molecole allo specchio

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Crediti immagine di copertina: ©Johan Jarnestad/The Royal Swedish Academy of Sciences

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