fbpx Due proteine danno forma al cervello | Page 2 | Scienza in rete

Due proteine danno forma al cervello

Primary tabs

Read time: 2 mins

Arriva dalla Germania uno studio che fa luce sulle fasi iniziali dello sviluppo cerebrale e sulle cause di alcune malattie del sistema nervoso.

I ricercatori del German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) di Bonn, in collaborazione con il Max Planck Institute of Neurobiology di Monaco, hanno individuato due proteine chiave per la formazione dei prolungamenti citoplasmatici, i cosiddetti neuriti. ADF (actin depolymerizing factor) e cofilina i nomi delle due molecole che sembrano essere in grado di controllare il cambiamento della forma della cellula attraverso una riorganizzazione strutturale.

Fino a ora poco si sapeva sui meccanismi molecolari alla base di tale processo: appena nati i neuroni hanno una forma indefinita, per lo più tondeggiante e appaiono privi di ramificazioni. “Sono molto simili a un'isola, separati gli uni dagli altri e senza nessun contatto diretto con altre cellule" commenta Frank Bradke, group leader al DZNE di Bonn. Solo in seguito alla formazione dei neuriti, le cellule nervose riescono a collegarsi e comunicare tra loro. Analizzando i neuroni di topo, gli scienziati tedeschi hanno dimostrato che il complesso ADF/cofilina agisce come delle forbici che tagliano le strutture di sostegno della cellula. Nelle aree lasciate vuote, si inseriscono i microtubuli che riescono così ad estendersi al di fuori del corpo cellulare fino a formare i neuriti.

Lo studio pubblicato a dicembre su Neuron dimostra anche l'importanza di ADF/cofilina nello sviluppo neuronale: topi privi di entrambe le proteine mostrano gravi anomalie in tutte le aree del cervello proprio a causa della mancata crescita dei neuriti. Tale scoperta si rivela promettente per malattie o malformazioni del sistema nervoso associate a neuriti sottosviluppati oppure in caso di infortuni quando i neuroni danneggiati devono ricreare le loro connessioni.

Autori: 
Sezioni: 
Biologia

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.