fbpx Doppia o tripla fenditura? | Page 3 | Scienza in rete

Doppia o tripla fenditura?

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un recente esperimento conferma che le figure di interferenza prodotte da tre fenditure si possono spiegare come combinazione delle figure generate dalle fenditure singole o in coppia.
L'esperimento della doppia fenditura è uno dei cardini della meccanica quantistica, la chiave per dimostrare come la materia presenti sia i comportamenti corpuscolari sia quelli tipici delle onde. Concepito da Thomas Young all'inizio dell'Ottocento per dimostrare la natura ondulatoria della luce, l'esperimento si mostrò efficace anche nel caso di particelle (esperimento con un fascio di elettroni condotto da Clinton Davisson e Lester Germer nel 1927).

Fin dalla formulazione di Max Born, secondo la meccanica quantistica questi fenomeni di interferenza si manifestano solo a coppie. Un postulato che, finora, non era però mai stato verificato sperimentalmente. Ci hanno pensato Urbasi Sinha (University of Waterloo, Canada) e i suoi collaboratori, che hanno effettuato un esperimento con tre fenditure. Nel loro studio, pubblicato su Science nei giorni scorsi, i ricercatori hanno sparato un fascio di fotoni verso tre fenditure rilevando le figure di interferenza prodotte.

Sinha e collaboratori hanno potuto osservare che, sottraendo le figure di interferenza generate quando erano aperte coppie di fenditure o una fenditura singola alla figura generata con tutte le fenditure aperte, si otteneva un risultato molto prossimo allo zero. L'interferenza nel caso della tripla fenditura, insomma, si può spiegare ricorrendo alla combinazione delle interferenze generate dalle coppie di fenditure e dalle fenditure singole, proprio come suggerito da Max Born intorno al 1920.

ScienceNews

Autori: 
Sezioni: 
Fisica

prossimo articolo

Qual è il punto di vista dell'AI?

Un romanzo scritto da un'intelligenza artificiale può commuovere quanto uno scritto da una persona. Eppure scoprirlo ci delude. Non è sentimentalismo: sapere chi ha scritto un testo cambia quello che possiamo imparare da esso. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Nel suo articolo E se l'AI uccidesse la nostra immaginazione? Jacopo Mengarelli parte da un libro e arriva a molte domande, per esempio se una macchina che conoscesse tutta la musica fino a Haydn avrebbe potuto scrivere Beethoven. Tra le tante, c'è una confessione che vorrei riprendere: tra un seguito scritto male dall'autrice amata e un capolavoro scritto con l'AI, preferirebbe il primo.