fbpx Donne e lavoro | Page 5 | Scienza in rete

Donne e lavoro

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il 31 gennaio 2012 a Bruxelles si discute di disuguaglianza tra i generi e malattie professionali. La giornata è stata organizzata  dall’Istituto dei Sindacati Europei (European Trade Union Institute-ETUI) e il Consiglio delle Pari Opportunità del Belgio.

Oggi nella maggior parte dei paesi l’impatto del lavoro sulla salute della donna è trascurato, in particolare quando si tratta di contratti precari e le donne coinvolte sono emigranti. Il fenomeno è poso considerato dall'informazione e dai sistemi di riconoscimento e di compensazione. Le motivazioni alla base non sono solo sociali o culturali, ma anche istituzionali e legislative.

Purtroppo si è creato un circolo vizioso: minore prevenzione nei settori in cui maggiore è la presenza femminile comporta una stima parziale degli effetti del lavoro sulla salute delle donne, a sostegno di un’immagine stereotipata in cui il lavoro femminile appare meno pericoloso.

Studiosi provenienti dal Québec, Finlandia, Francia e Belgio sono invitati ad analizzare le disparità di trattamento tra i generi diffuse nel mondo del lavoro e a indicare possibili strumenti per ricostruire la carriera e per ottenere il riconoscimento di malattie legate alla professione, con la speranza, da parte degli organizzatori, di aumentare la consapevolezza in particolare nelle persone direttamente interessate al riconoscimento, alla compensazione e alla prevenzione di malattie causate dal lavoro.

Study: Gender inequalities and occupational diseases
Organised by the European Trade Union Institute (ETUI) and the Belgian Council for the Equality of Women and Men
31 January 2012
at the SPF Emploi, Travail et Concertation sociale
Salle Henri Storck, 1 rue Ernest Blerot, 1070 Brussels

Autori: 
Sezioni: 
Società

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.