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Il 31 gennaio 2012 a Bruxelles si discute di disuguaglianza tra i generi e malattie professionali. La giornata è stata organizzata  dall’Istituto dei Sindacati Europei (European Trade Union Institute-ETUI) e il Consiglio delle Pari Opportunità del Belgio.

Oggi nella maggior parte dei paesi l’impatto del lavoro sulla salute della donna è trascurato, in particolare quando si tratta di contratti precari e le donne coinvolte sono emigranti. Il fenomeno è poso considerato dall'informazione e dai sistemi di riconoscimento e di compensazione. Le motivazioni alla base non sono solo sociali o culturali, ma anche istituzionali e legislative.

Purtroppo si è creato un circolo vizioso: minore prevenzione nei settori in cui maggiore è la presenza femminile comporta una stima parziale degli effetti del lavoro sulla salute delle donne, a sostegno di un’immagine stereotipata in cui il lavoro femminile appare meno pericoloso.

Studiosi provenienti dal Québec, Finlandia, Francia e Belgio sono invitati ad analizzare le disparità di trattamento tra i generi diffuse nel mondo del lavoro e a indicare possibili strumenti per ricostruire la carriera e per ottenere il riconoscimento di malattie legate alla professione, con la speranza, da parte degli organizzatori, di aumentare la consapevolezza in particolare nelle persone direttamente interessate al riconoscimento, alla compensazione e alla prevenzione di malattie causate dal lavoro.

Study: Gender inequalities and occupational diseases
Organised by the European Trade Union Institute (ETUI) and the Belgian Council for the Equality of Women and Men
31 January 2012
at the SPF Emploi, Travail et Concertation sociale
Salle Henri Storck, 1 rue Ernest Blerot, 1070 Brussels

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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.