fbpx La conoscenza ingrossa il cervello | Page 11 | Scienza in rete

La conoscenza ingrossa il cervello

Primary tabs

Read time: 2 mins

Una ricerca svolta tra coloro che sono riusciti a superare il difficile esame di conduttore di taxi a Londra ha mostrato che al termine del lungo e massacrante tirocinio il loro ippocampo era di dimensioni maggiori di quanto non fosse all'inizio.

Non è facile diventare conduttore dei famosi cab londinesi. Il permesso, infatti, viene rilasciato solamente a chi supera un test davvero duro, significativamente chiamato The Knowledge (la Conoscenza). L'aspirante tassinaro deve dimostrare di conoscere alla perfezione l'intreccio delle circa 25 mila strade e stradine di Londra entro un raggio di una decina di chilometri da Charing Cross. Una conoscenza che mette davvero alla prova le capacità di memorizzazione e organizzazione spaziale degli aspiranti autisti.

Katherine Woollett ed Eleanor Maguire (Institute of Neurology - University College London) hanno indagato se questo apprendimento intensivo potesse in qualche modo modificare l'ippocampo, la parte del cervello che sovrintende alla memoria. Hanno dunque esaminato il cervello e la memoria degli aspiranti tassisti prima del loro tirocinio e alla sua conclusione. Nel loro studio, pubblicato su Current Biology, mettono in luce come coloro che hanno superato positivamente lo scoglio della Knowledge hanno anche aumentato la materia grigia del loro ippocampo posteriore. Il superamento dell'esame, inoltre, è associato anche a un cambiamento nel profilo di memoria.

Poiché in uno studio di una decina d'anni fa era emerso che i tassisti possiedono un ippocampo di maggiori dimensioni rispetto a coloro che non guidano taxi, ora si ha la conferma che a fare la differenza è proprio The Knowledge.

Nature

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.