fbpx Come riconoscere le immunoglobuline che fanno male al cuore | Page 17 | Scienza in rete

Come riconoscere le immunoglobuline che fanno male al cuore

Primary tabs

Read time: 3 mins

Il piccolo verme invertebrato Cearnohabtidis elegans è un efficace sensore per la diagnosi e la terapia dell’amiloidosi cardiaca, provocata dai tumori del sangue

Pubblicati, sull’autorevole rivista scientifica Blood, i risultati di una ricerca che ha permesso di sviluppare un modello animale innovativo per chiarire le cause del danno cardiaco nei pazienti affetti da amiloidosi da catene leggere delle immunoglobuline. I risultati nascono da una collaborazione fra il Dipartimento di Biochimica e Farmacologia Molecolare (diretto dal Dott. Mario Salmona) dell’Istituto “Mario Negri” e il Centro per lo Studio e la Cura delle Amiloidosi Sistemiche (diretto dal Prof. Giampaolo Merlini) del Policlinico San Matteo di Pavia. Hanno collaborato a questo progetto anche ricercatori dell’Università di Milano e Torino.

L’amiloidosi da catene leggere delle immunoglobuline è causata da un tumore che colpisce le cellule del sangue e produce una immunoglobulina monoclonale che si deposita progressivamente in numerosi organi danneggiandoli gravemente. Il danno al cuore è quello di gran lunga più importante perché determina le prospettive di vita del paziente.

Le nostre conoscenze sulla cardiopatia da amiloidosi erano molto limitate per la mancanza di modelli animali. La novità di questo studio si basa proprio sull’utilizzo di un piccolo verme, chiamato Caenorhabditis elegans, come modello per lo studio di questa patologia.

Sebbene questo nematode, che è comparso più di quattrocento milioni di anni fa, sia molto distante dai vertebrati - racconta Luisa Diomede dell’Istituto “Mario Negri”-  esso rappresenta un buon modello per lo studio delle malattie umane. Noi l’abbiamo usato per la prima volta per chiarire i meccanismi con cui le catene leggere delle immunoglobuline inducono cardiotossicità in quanto le cellule muscolari della faringe di C. elegans si contraggono in modo autonomo proprio come quelle del cuore umano. Abbiamo osservato che le proteine che causano danno cardiaco nei pazienti danneggiano in modo specifico la faringe del verme”

E’ un ottimo esempio di studio traslazionale che unisce la ricerca di base alla pratica clinica - continua Giampaolo Merlini -  “abbiamo infatti verificato la completa corrispondenza fra le osservazioni in clinica nei pazienti con amiloidosi e danno cardiaco e i risultato ottenuti con questo innovativo modello. La possibilità di definire precocemente il potenziale cardiotossico delle immunoglobuline consente di ottimizzare l’approccio terapeutico e di prevenire i danni al cuore causati dalla amiloidosi, migliorando così la qualità e la durata della vita dei pazienti”.

Lo studio è stato supportato per il Policlinico S. Matteo dall’ Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, nell’ambito del programma speciale “5 per mille” (N° 9965), dal Ministero della Salute (GR-2010-2317596), dalla Amyloid Foundation, dalla Fondazione Mintas e dalla Fondazione Policlinico San Matteo. Per l’Istituto “Mario Negri” da Fondazione Cariplo (Progetto N° 2009-2543 e N°2013-0964) e da Banca Intesa Sanpaolo (Progetto 2012-2013).  

Ufficio Stampa IRCCS 

Sezioni: 
Medicina e ricerca

prossimo articolo

L’esodo dei dottori di ricerca dalle agenzie scientifiche USA

fila di dottori in ricerca su sfondo cupo e bandiera statunitense

La mobilità è una caratteristica strutturale delle prime fasi della carriera scientifica, così come il ricambio generazionale legato ai pensionamenti. Ma l’equilibrio tra uscite e nuove assunzioni nelle agenzie federali statunitensi si è spezzato bruscamente con le politiche della presidenza Trump. Che, tra cancellazione di contratti, pressioni al prepensionamento e drastici annunci di tagli, hanno innescato un esodo senza precedenti di dottori di ricerca, lasciando segni profondi e duraturi nel sistema della ricerca pubblica.

Immagine di copertina elaborata da un'illustrazione di ChatGPT

Nel mondo della ricerca i primi anni sono caratterizzati da una notevole mobilità. Chi, ottenuto il dottorato di ricerca, inizia la carriera ha contratti temporanei ed è normale che, finito uno, ne inizi un altro, magari in un altro istituto, in un’altra università, in un’altra città, oppure in un'altra nazione.

È anche normale che non tutti e tutte continuino sulla strada iniziata: a volte si scopre che, dopo tutto, non era quella la carriera o l’impiego ideale.