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ChemCam, buona la prima!

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La prima sommaria analisi dei dati raccolti da Curiosity nel test di prova di ChemCam indica che lo strumento sta funzionando alla perfezione. Già spunta, però, un piccolo mistero da chiarire.

Una prestazione davvero eccellente, questo in sintesi il giudizio del team del Los Alamos National Laboratory che ha la responsabilità diretta della gestione di ChemCam, il delicato strumento frutto della collaborazione franco-statunitense incaricato di svelare i segreti delle rocce di Marte. Davvero significative anche le immagini dell'esperimento diffuse dalla NASA. Secondo le dichiarazioni di Roger Wiens, Principal investigator del team di ChemCam, la qualità degli spettri raccolti dallo strumento è paragonabile a quelli raccolti nelle fasi di sperimentazione a Terra.

Le prime analisi di Coronation, la roccia che è stata il primo bersaglio degli impulsi laser di ChemCam sul suolo marziano, indicano una composizione sostanzialmente basaltica, in linea dunque con quanto ci si attendeva. In occasione del primo lampo laser – e solo in tale circostanza – gli spettri raccolti dallo strumento hanno però individuato anche un eccesso di magnesio e idrogeno. Anche se si dovranno attendere analisi più approfondite per riuscire a decifrare quella strana presenza, già è stata avanzata una prima ipotesi, che attribuisce la rilevazione alla polvere che ricopriva la roccia.

In attesa dei risultati, su Marte non si perde tempo ed è già stato individuato il prossimo obiettivo di ChemCam: si tratta di un gruppo di rocce nella zona investita dai retrorazzi della sonda al suo arrivo e battezzata Goulburn.

Los Alamos National Laboratory

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Marte

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