L’Università degli Studi di Milano esprime al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il più grande apprezzamento e la riconoscenza per la nomina della Professoressa Elena Cattaneo a Senatore a vita. Elena Cattaneo, Professore ordinario di Farmacologia, ha studiato e svolto interamente la sua attività scientifica nella nostra Università, dedicandosi allo studio delle malattie neurodegenerative, in particolare della Corea di Huntington, ricevendo per i risultati ottenuti prestigiosi riconoscimenti internazionali, e coordinando numerosi progetti di ricerca di massima rilevanza. Ha sempre affiancato all’attività di ricerca quella di insegnamento e di divulgazione scientifica, dedicando a tutte la stessa passione, che ha saputo trasmettere anche attraverso iniziative di impegno civile a sostegno delle ragioni della scienza. "La scelta di Elena Cattaneo onora la nostra Università e rappresenta un segnale di enorme importanza per l’intera comunità scientifica del nostro Paese, per i nostri ricercatori, per chi crede nei valori fondanti del progresso scientifico, e del ruolo irrinunciabile della scienza per lo sviluppo e la crescita della nostra Società" commenta il Rettore Gianluca Vago.
Cattaneo senatore a vita, la riconoscenza di UniMi
Primary tabs
prossimo articolo
Afghanistan, lo sguardo miope (e colpevole) dell'Occidente

Cinque anni dopo il ritorno dei talebani, l'Afghanistan resta terra di repressione sistematica e collasso sanitario, aggravato dai tagli USAID. Mentre la Corte penale internazionale è sotto attacco e l'Europa negozia rimpatri con un regime che non riconosce, la resistenza delle donne afghane, dalle scuole clandestine di Herat alle dottoresse rimaste sul campo, continua a chiedere al mondo di non guardare altrove.
U.S. Marine Corps foto del sergente Victor Mancilla - Wikimedia Commons
Il 15 agosto i media hanno ricordato e, in qualche misura celebrato, il quinto anniversario della nuova presa di potere dei talebani a Kabul. Ma, a mio parere, l'immagine che racconta davvero il cambio di regime non è quella della vittoria dei miliziani entrati nel palazzo presidenziale, ma quella dei giorni successivi, all'aeroporto Hamid Karzai, con la folla afghana schiacciata contro le reti, i bambini passati di mano in mano oltre il filo spinato verso sconosciuti in uniforme, nella speranza che almeno loro avessero un futuro.