Yasuo Yoshikuni e colleghi del laboratorio di Bio Architettura a Barkeley (California) hanno modificato il batterio E. Coli in modo che possa digerire l’alga marrone e produrre etanolo. Il lavoro pubblicato su Science a gennaio rappresenta un’importante passo avanti nella ricerca di fonti energetiche alternative e compatibili con l’ambiernte. Yoshikuni spiega che hanno scelto l’alga marrone perché è abbondante in tutto il mondo, non richiede acqua e non sottrae terre all’agricoltura. Inoltre l’alga marrone cresce più velocemente rispetto l’alga rossa e verde, fino a un metro al giorno.
Le alghe marroni producono quattro tipi di zucchero: laminarina, mannitolo, alginato e cellulosa. Il più abbondante è l’alginato, polisaccaride complesso difficilmente digerito dai batteri.
I ricercatori, studiando Vibrio splendidus, batterio marino in grado di digerire l’alga marrone, hanno isolato la via metabolica necessaria per la rottura dell’alginato e successivamente hanno introdotto i geni responsabili in E. Coli. Il ceppo batterico è stato ulteriormente ingegnerizzato affinchè potesse trasformare l’alga direttamente in etanolo.
“Risultato straordinario, ma bisogna ancora ottimizzare l’intero ciclo di produzione (aumento quantità di materia prima) e il trasporto della biomassa per rendere competitiva la produzione di bioenergia”, afferma Stephen Mayfield, direttore del Centro Biotecnologico delle Alghe di San Diego all’Università della California.
Biocarburante sostenibile
Primary tabs
Autori:
di Anna Giulini
Sezioni:
Canali:
Indice:
Energia
prossimo articolo
Continua la guerra di Trump alla scienza: università, NASA ed EPA fra gli obiettivi

L’offensiva dell’amministrazione di Trump contro la ricerca scientifica statunitense non si arresta: tagli drastici ai finanziamenti, licenziamenti di massa e nuove restrizioni su pubblicazioni e costi accademici stanno indebolendo università e agenzie federali. Mentre il Congresso tenta di arginare i danni, il sistema della ricerca resta sotto pressione e gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership globale - a vantaggio della Cina.
Il rapporto tra l’amministrazione Trump e la ricerca è tutt’altro che idilliaco. Il Presidente sa di non essere apprezzato dalla comunità scientifica e lui ricambia con la sua caratteristica attitudine a fare terra bruciata.