fbpx In Arabia prima del previsto | Page 9 | Scienza in rete

In Arabia prima del previsto

Primary tabs

Read time: 1 min

Manufatti risalenti a 100-125 mila anni fa scoperti nel sito archeologico di Jebel Faya obbligherebbero ad anticipare notevolmente l'epoca in cui i nostri antenati, lasciata l'Africa, si insediarono nella penisola Arabica.

L'annuncio della scoperta è stato pubblicato su Science da Simon J. Armitage (Royal Holloway, University of London) e collaboratori ed è il risultato della datazione di alcuni utensili rinvenuti in un sito archeologico in prossimità dello Stretto di Hormuz. Finora si pensava che l'uomo moderno fosse giunto in quelle regioni costeggiando il Mar Mediterraneo e lungo le coste della penisola Arabica circa 60 mila anni fa, ma il nuovo studio obbliga ad anticipare di almeno 40-50 mila anni tale arrivo.

Valutando i dati relativi alla situazione climatica nel periodo del probabile esodo, Armitage e collaboratori hanno notato che il passaggio potrebbe essere stato favorito dalle particolari condizioni dello stretto che separa la penisola dal Corno d'Africa durante l'ultimo periodo interglaciale, circa 130 mila anni fa. A quell'epoca, infatti, a causa del ridotto livello marino, le due sponde dello stretto erano molto più vicine e in più la penisola Arabica era particolarmente accogliente in quanto molto più umida e fertile di quanto non lo sia ai nostri giorni.

AAAS

Autori: 
Sezioni: 
Antropologia

prossimo articolo

Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

contraccettivi

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.

Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash

Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.