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Ancora emergenza

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A trent'anni dalla scoperta del virus responsabile dell’AIDS, l’HIV rappresenta ancora una emergenza, con 30 milioni di persone infettate, di cui la metà non sa di esserlo: indispensabile, dunque, mettere in atto una strategia integrata che comprenda informazione, prevenzione, ricerca e cura. Lo ha affermato Françoise Barré-Sinoussi, Premio Nobel 2008 per la Medicina per la scoperta del virus HIV, durante una conferenza stampa presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano, tenuta insieme Domenico Mavilio, responsabile del Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale dell'Istituto.

Se le terapie atiretrovirali hanno fattocrollare il tasso di mortalità, lo stesso non si può dire della diffusione del virus per via sessuale, complice forse proprio il senso di sicurezza ingenerato dalle nuove terapie, ha spiegato il Nobel. In Italia infatti il contagio avviene per il 74% dei casi per via sessuale.

“Nei Paesi in via di sviluppo, dove l’accesso alle terapie è minimo, i dati epidemiologici di mortalità ed incidenza legati all’AIDS rimangono drammatici. Per ogni 2 pazienti trattati, si registrano 5 nuovi casi di infezione: l’impegno, per i Paesi più ricchi, deve essere rendere accessibili a tutti le terapie, per evitare che il fronte dell’infezione si allarghi ulteriormente e ci travolga, vanificando i passi in avanti fatti ad oggi sul fronte delle terapie. Un messaggio, questo, che deve essere accolto subito, senza perdere tempo”.

Se lo sviluppo di un microbicida locale fa ben sperare per la riduzione del tasso d'infesione è comunque sul vaccino che bisogna puntare.

“Recenti risultati hanno identificato alcuni dei rifugi dove l’HIV si nasconde, suggerendo nuovi bersagli terapeutici. La sfida ora è tradurre queste conoscenze in un vaccino, che verosimilmente non sarà preventivo ma terapeutico, ed entrerà a far parte della strategia integrata necessaria per debellare l’AIDS. Sono ottimista” conclude Barré-Sinoussi. “Oggi, infatti, rispetto agli anni 80 le nuove tecnologie e gli approcci scientifici innovativi costituiscono un netto vantaggio per la messa a punto di un futuro vaccino. La soluzione, forse, è più vicina di quanto crediamo: esistono piccole percentuali di pazienti infettati dal virus HIV che, senza alcun farmaco, non sviluppano l’AIDS. Noi scienziati dobbiamo quindi ‘andare a scuola’ da loro, ossia capire quali meccanismi hanno naturalmente sviluppato, e replicarli con un vaccino”.

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AIDS

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