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Anche le api cambiano

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Da tempo si sa che mantenere attivo il cervello è un ottimo rimedio per contrastare l'inevitabile declino dovuto alla vecchiaia. Un recente studio riguardante la comunità delle api, però, indicherebbe come l'andamento di tale declino possa essere influenzato dal tipo di attività che viene svolta.

Al Meeting annuale della Society of Experimental Biology in corso a Glasgow, infatti, un team di ricercatori coordinato da Ricarda Scheiner (Technische Universität Berlin) ha presentato uno studio in cui mostra come, obbligando un gruppo di api anziane a mutare il loro ruolo sociale, queste possano conservare - o addirittura aumentare - le loro capacità di apprendimento.

Solitamente, le api più anziane in uno sciame sono quelle che si occupano della faticosa opera di raccolta ed è noto che, col procedere dell'età, la loro capacità di apprendere diminuisce. Un calo che, al contrario, non si osserva nelle api nutrici che svolgono la loro attività all'interno dell'alveare. Quando però la Scheiner ed il suo team hanno "obbligato" un certo numero di raccoglitrici a trasformarsi in nutrici hanno scoperto che le capacità di apprendimento di quelle api aumentavano, mostrando una rinnovata elasticità cerebrale. Che esista qualche meccanismo analogo anche nella comunità degli umani?

Fonte: Sciencedaily

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Etologia

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Qualche settimana fa l’annuncio trionfante di un miglioramento delle liste d’attesa, cui non sembra tuttavia corrispondere l’esperienza di tante persone. Il fatto è che ci si riferisce alle sole liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, mentre rimangono sterminati i tempi per esempio per le ammissioni alle strutture socioassistenziali o per la definizione delle disabilità. E comunque appare evidente che molto c’è da migliorare nella raccolta e trasferimento dei dati su quel che succede per davvero. Foto di Navy Medicine su Unsplash.

L’interesse per il tema delle liste di attesa non si attenua mai, ma ogni tanto questo interesse ha dei picchi come avvenuto di recente quando in base ai dati del primo quadrimestre 2026 confrontati con quelli del 2025 è sembrato che finalmente qualcosa si stesse muovendo, tanto da far titolare il Sole24 Ore “Liste di attesa, miglioramenti in 16 Regioni”.