fbpx Anche le api cambiano | Page 13 | Scienza in rete

Anche le api cambiano

Primary tabs

Read time: 1 min

Da tempo si sa che mantenere attivo il cervello è un ottimo rimedio per contrastare l'inevitabile declino dovuto alla vecchiaia. Un recente studio riguardante la comunità delle api, però, indicherebbe come l'andamento di tale declino possa essere influenzato dal tipo di attività che viene svolta.

Al Meeting annuale della Society of Experimental Biology in corso a Glasgow, infatti, un team di ricercatori coordinato da Ricarda Scheiner (Technische Universität Berlin) ha presentato uno studio in cui mostra come, obbligando un gruppo di api anziane a mutare il loro ruolo sociale, queste possano conservare - o addirittura aumentare - le loro capacità di apprendimento.

Solitamente, le api più anziane in uno sciame sono quelle che si occupano della faticosa opera di raccolta ed è noto che, col procedere dell'età, la loro capacità di apprendere diminuisce. Un calo che, al contrario, non si osserva nelle api nutrici che svolgono la loro attività all'interno dell'alveare. Quando però la Scheiner ed il suo team hanno "obbligato" un certo numero di raccoglitrici a trasformarsi in nutrici hanno scoperto che le capacità di apprendimento di quelle api aumentavano, mostrando una rinnovata elasticità cerebrale. Che esista qualche meccanismo analogo anche nella comunità degli umani?

Fonte: Sciencedaily

Autori: 
Sezioni: 
Etologia

prossimo articolo

Ricerca pubblica, un piano che non salva i ricercatori

Un emendamento alla legge di bilancio promette un piano straordinario di reclutamento per i ricercatori PNRR, ma le risorse, i meccanismi di cofinanziamento e le esclusioni previste lo rendono largamente insufficiente. Il rischio è di aggravare il precariato invece di ridurlo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Comitato Nazionale dei Ricercatori Universitari PNRR

Nei giorni scorsi è stato inserito un emendamento alla legge di bilancio su iniziativa della maggioranza che attribuisce risorse ad un piano di reclutamento straordinario per l’assunzione di ricercatori nelle università e negli enti di ricerca, con particolare riguardo al personale a tempo determinato impegnato in progetti finanziati con risorse del PNRR. Questa proposta tuttavia presenta numerose limitazioni e risulta di fatto inadeguata ad affrontare le attuali difficoltà del sistema della ricerca italiano.