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Non solo fisica

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La scienza moderna, quella che si fa risalire a Galileo, nacque in ambito fisico, anzi più propriamente meccanico. Essa creò un nuovo rapporto tra il reale e il suo studio tramite i concetti di esperimento e di modello. Il primo è ben noto ed evidente a tutti; il secondo è più nascosto, ma altrettanto importante. L’“esperimento mentale”, effettuato o solamente richiesto da questi primi scienziati moderni, non fu altro che un tipo di modellizzazione della realtà. La matematica divenne allora un potente strumento utilizzabile e tutto quello che non si poteva modellizzare e matematizzare uscì dall’ambito scientifico (si veda “Anche il libro della chimica è scritto in lingua matematica?” in Scienza e società: Filosofia della scienza in questo sito). Il restringimento di quest’ambito fu il prezzo da pagare per far nascere la scienza moderna.

Sul piano concettuale, la legge naturale, tipica della Meccanica, divenne sinonimo di spiegazione scientifica e ancora oggi tale è considerata da molti, anche se essa ormai è solamente una delle spiegazioni scientifiche e neppure la più abbondante[1]. Questo dato ben presente, seppure non analizzato coerentemente, in ambito scientifico è del tutto assente nelle riflessioni sulla scienza e, quindi, in filosofia della scienza. Quest’ultima, infatti, continua a mettere al centro della sua analisi la Fisica o meglio la fisica Ottocentesca, al massimo quella che si è andata delineando nella prima metà del Novecento, dopo le rivoluzioni relativistiche e quantistiche. In realtà la stessa Fisica, dopo le sistemazioni dei Bohr, Born, Heisenberg, Pauli, Dirac, Einstein e gli altri “padri” della Meccanica Quantistica e Relativistica, si è completamente modificata, anche nelle premesse generali, ma in modo così “tecnico” che i “filosofi” non sono riusciti a starle dietro (per un’idea generale si veda [2]). La situazione attuale è che la scienza odierna, quella sulla quale si fa ricerca, è molto diversa da quella che si studia (anche all’università), si discute e si analizza criticamente.

A questo quadro, già di per sé complesso, si è aggiunto lo “spostamento di asse” che ha caratterizzato la ricerca scientifica della seconda parte del Novecento. Nonostante i continui “progressi” per affondare il bisturi dell’analisi sperimentale sempre più nell’“infinitamente piccolo” e con una richiesta di energia sempre più “infinitamente grande”, o forse proprio a causa di questa strada intrapresa dalla parte più significativa (ma non unica) della fisica (quella della fisica delle particelle subnucleari), la scienza in generale si è diversificata al punto che la Fisica non rappresenta più il suo centro, il suo cuore pulsante ma una disciplina come le altre. Questo mutamento ha generato una diversificazione e uno spostamento dell’asse rispetto a cui ruota la ricerca scientifica.

Anche in ambito strettamente materiale, quello attiguo se non coincidente con il territorio fisico, si sono sviluppati nuovi territori. La chimica, che sembrava ridotta ad appendice applicativa dalla Meccanica Quantistica (si pensi alla celebre frase di Dirac), ha sviluppato un potenziale enorme, ricoprendo un territorio pratico, se non teorico, molto più ampio della stessa fisica. La biologia, dopo il suo radicamento molecolare, è in piena espansione, tra novità giornaliere e spesso analisi critiche vecchie di stampo riduzionistico. Gli aspetti più applicativi e ingegneristici delle scienze sempre di più si appoggiano alla Sistemica e ad altri settori “non classici”.

Infine, nelle cosiddette scienze umane e sociali, le analisi semiquantitative improntate alle Scienze della Complessità o alla Sistemica hanno arricchito e modificato gli ambiti disciplinari, rendendo l’approccio fisico, come la ricerca di leggi, evidentemente inadeguati.

[1] G. Villani, Complesso e organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biologia ed oltre, (FrancoAngeli, 2008), Cap. 3.
[2]
F. Capra, Il Tao della fisica, (Adelphi, 1982).


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