fbpx Comunicare la ricerca: istruzione per l'uso | Scienza in rete

Comunicare la ricerca: istruzione per l'uso

Primary tabs

Read time: 3 mins

Si è discusso, presso la prestigiosa Maison Internationale della Cité Universitarie di Parigi, il tema complesso e pressante dei legami intercorrenti tra scienza e politica. La Conferenza ‘Sharing a vision for environment and health research in Europe’ promossa dalla Rete ERA-ENVHEALTH, ha visto nella seconda giornata una sessione dedicata a questa questione, talmente attuale che ne troviamo costantemente traccia nei nostri giornali.

Sono di questi giorni, per esempio, le notizie dei miticoltori tarantini che lamentano un silenzio troppo lungo seguito dall'assenza di informazioni comprensibili relative ai risultati delle analisi chimiche per comprendere lo stato di contaminazione delle loro colture, accompagnati dalle associazioni di tutela della salute e dell'ambiente decise ad approfondire gli eventuali impatti sulla salute umana. Esperienze reali come questa sono esemplificative di una serie di criticità che caratterizzano le dinamiche di interazione e comunicazione tra diversi attori: ricercatori, decisori pubblici, portatori d'interessi economici e cittadinanza. Appaiono critici per i ricercatori aspetti quali: mantenere aperto un canale costante di comunicazione o comprendere i tempi con cui diffondere informazioni, essere capaci di produrre elaborazioni dei risultati “accessibili” che permettano la costruzione e condivisione di una maggiore consapevolezza sui temi trattati e risultino utili come base per scegliere tra alternative.

Quelli sopra elencati sono alcuni dei punti da cui è partito il lavoro di approfondimento e ricerca di tre gruppi di lavoro della Rete ERA-ENVHEALTH. Il loro contributo alla discussione sul tema “scienza e politica” è ricco di spunti di discussione, anche grazie alla scelta di metodologie d'indagine diverse: analisi del database ERA-ENVHEALTH delle ricerche sul tema “ambiente e salute” per il gruppo tedesco (Federal Environment Agency – UBA), analisi della letteratura scientifica e somministrazione di questionari a rappresentanti dei principali attori interessati alle dinamiche illustrate per il gruppo belga (Belgian Science Policy Office – BELSPO), analisi di esperienze concrete di trasferimento di conoscenze in politiche per il gruppo italiano (Istituto di Fisiologia Clinica - IFC del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR).

L'esito della condivisione, discussione e integrazione dei risultati del lavoro ha portato all'elaborazione di un documento finale che raccoglie una serie di raccomandazioni per ricercatori e knowledge-broker (quelli che devono “collocare” le conoscenze). Allo scopo di contribuire a migliorare le dinamiche intercorrenti tra i vari attori nel modo più concreto possibile, il documento ha preso la forma di una check-list dalla facile lettura e dall'estrema usabilità: di pagina in pagina vengono messi in evidenza gli aspetti ritenuti più importati per facilitare la traduzione del proprio lavoro in conoscenze di base per la decisione pubblica. A scienziato o ricercatore sono poste questioni sulle quali interrogarsi per comprendere, fin dalle fasi iniziali del lavoro di ricerca, se si è tenuto conto di attori ed aspetti che possono influenzare, facilitare od ostacolare comunicazione, relazione e uso dei propri risultati.

Idee e raccomandazioni proposte sono state raccolte in quattro macro-categorie, a seconda che riguardassero le fasi preparatorie della ricerca, le sue fasi finali, la strategia di comunicazione o la questione dei costi e degli strumenti economici per valutarli e comunicarli. Ad ognuno degli interrogativi proposti per ciascun ambito è stata associata una serie di risposte possibili, allo scopo di permetterne un uso contestuale, adatto alla circostanza specifica e applicabile in una varietà di situazioni.

Con la scelta di un documento finale così “pragmatico”, non si è voluto minimizzare, ma al contrario valorizzare, il peso della complessità della realtà, che ogni ricercatore dovrebbe essere in grado di riportare nel suo lavoro per renderlo il più possibile traducibile in decisioni e azioni concrete.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.