Ugo Leone

Ugo Leone (Napoli,1940) già professore ordinario di Politica dell’ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli “Federico II”. È presidente del Parco nazionale del Vesuvio. Iscritto all’albo dei pubblicisti dal 1969, collabora a “la Repubblica” edizione di Napoli. Ha pubblicato libri sui temi dell’ambiente e del Mezzogiorno d’Italia.

Resilienza e adattamento dopo le catastrofi

L'uragano Irma colpisce la Biscayne Bay a Miami il 10 settembre 2017. Credits: Wilfredo Lee / AP.

Come ormai saputo da sempre più persone, prevenire è meglio che curare e  l’invito a ricorrere alla prevenzione viene ripetutamente fatto l’indomani delle cronache di morti annunciate delle quali sono ricchi i mezzi di comunicazione.

Le alluvioni e le politiche del rattoppo

Niente di nuovo sotto il sole, anzi le nuvole ricolme di pioggia. Era il 4 novembre del 1966 quando l’Arno invase Firenze e gran parte della Toscana mentre l’Ombrone sommergeva Grosseto. Né fu solo la Toscana. Anche il Trentino e il Veneto, fra le altre, risentirono pesantemente delle piogge  e dello straripamento dei loro fiumi.
Quella data fa parte della storia dei disastri alluvionali d’Italia, ma non è certo l’unica.

Al verde! La sfida dell’economia ecologica

Che l’economia ecologica debba essere una sfida appare come un non senso. Ma è così. È così perché con insistenza, specialmente nei periodi di vacche magre come questo che il pianeta attraversa, dove più dove meno, dal 2008 economia ed ecologia vengono considerate antitetiche. Per cui dovendo cercare di far quadrare i conti dell’economia, molti sostengono che non si può perder tempo e soldi per pensare all’ecologia, cioè all’ambiente che ci circonda e nel quale viviamo quotidianamente.

Vesuvio, spaventosa meraviglia

Il Vesuvio è (anche) un bene comune, un bene, cioè, di cui tutti possono usufruire, ma su cui nessuno può reclamare un diritto esclusivo. La “montagna”, come i vesuviani doc chiamano il Vesuvio, non è cattiva, in contrapposizione al “buon Vesuvio” che Renzo Piano ha progettato a Nola. Renato Fucini la definiva “il grande delinquente” e certamente ne ha compiuti di atti delinquenziali  durante la sua millenaria storia di eruzioni più o meno catastrofiche.

E' successo di nuovo, ad Atrani

È successo di nuovo ad Atrani, 924 abitanti, uno splendido borgo della costiera amalfitana, e uno dei comuni più piccoli d’Italia. Ma è anche uno di quelli più esposti al rischio frane. Già il 4 gennaio di questo 2010 una frana si era abbattuta sul piccolo borgo travolgendo il ristorante Zaccaria e uccidendone lo chef. Quel locale non doveva trovarsi in quel posto fortemente esposto al rischio. E certo se non ci fossero nemmeno quei 924 abitanti non si starebbe a piangere vittime e a lamentare danni. Ma non è così che si ragiona.

In fuga verso la città

Siamo sulla Terra più di 6,5 miliardi di persone e la crescita demografica, per quanto rallentata, continua. Soprattutto nei Paesi poveri e (meno) in quelli in via di sviluppo.

Poco più della metà di questa popolazione terrestre vive in città. Cioè si è andata inurbando e lo ha fatto con particolare celerità da quando è scoppiata la rivoluzione industriale. Allora la popolazione terrestre si avviava a raggiungere il primo miliardo di unità residenti in grandissima maggioranza in insediamenti rurali; oggi la situazione è profondamente cambiata.