fbpx Biotestamento, un cattivo servizio alla vita che finisce | Scienza in rete

Biotestamento, un cattivo servizio alla vita che finisce

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Da quanto si può desumere dalle notizie di stampa (il testo non è ancora disponibile), l’orientamento di fondo della proposta di legge conserva la negazione della possibilità del cittadino di formulare volontà anticipate e di vederle rispettate. Infatti, persiste l’uso del termine “dichiarazioni” anticipate di trattamento o addirittura di “orientamenti” quando tutte le numerose legislazioni internazionali parlano di “direttive” anticipate: la questione non è puramente semantica, perché le “direttive” risultano vincolanti per il medico mentre le “dichiarazioni” no.

Inoltre, e questa è la novità più insidiosa del testo, le volontà anticipate assumerebbero rilievo solo in caso di incapacità mentale permanente per accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale. Questa impostazione, apparentemente garantista, in realtà pone le basi per una quasi totale inapplicabilità della legge in quanto, dato il polimorfismo delle lesioni post-traumatiche, post-anossiche, ecc. sarebbe estremamente arduo trovare la totale assenza di attività cortico-sottocorticale, pur in presenza di stati clinici caratterizzati da lesioni encefaliche devastanti che perdurano da anni. Con il progredire delle indagini neurofisiologiche e radiodiagnostiche di immagine funzionali sarà anzi probabile che si potranno rivelare residuali e minimali attività elettriche o metaboliche pur in presenza di condizioni neurologiche di stati vegetativi gravissimi e perduranti nel tempo; ma sono proprio queste le condizioni cliniche che i cittadini che compilano i testamenti biologici vogliono evitare.

Inoltre si continua a considerare l’idratazione e la nutrizione artificiali come provvedimenti sempre eticamente e medicalmente doverosi e pertanto non sospendibili, quando tutte le società scientifiche nazionali e internazionali che si occupano di nutrizione artificiale le definiscono “terapie” e pertanto sospendibili o non iniziabili se clinicamente non indicate o eticamente illecite perché sproporzionate o rifiutate dal malato.

Per fortuna quest’ultima proposta legislativa, diversamente dal precedente testo Calabrò, esclude dall’obbligo di nutrire e idratare artificialmente i malati terminali, in cui tali terapie sono quasi sempre controindicate perché aumentano le sofferenze nella fase finale della vita.
Anche il ruolo del fiduciario, figura che dovrebbe rappresentare le volontà della persona diventata incapace, è stato minimizzato poiché tali volontà, anzi tali semplici “orientamenti” non saranno per nulla vincolanti per il medico che “in scienza e coscienza” e in applicazione del “principio dell'inviolabilità della vita umana" valuterà questi orientamenti e potrà ignorarli anche completamente, ponendo così nel nulla le volontà precedenti del malato anche se testimoniate dal fiduciario.

Una parola va infine detta sul modello di medicina e sul principio di indisponibilità della vita umana che costituiscono la trama etica su cui è intessuta la proposta di legge. Questi paradigmi bioetici sono legittimi ma non possono essere imposti a chi ha altri orientamenti etici, quali il modello di medicina delle scelte condivise, il principio di autodeterminazione del malato, il principio di disponibilità della vita, ecc. In sintesi una legge che voglia contribuire a migliorare le decisioni di fine vita deve fornire un quadro di riferimento normativo “leggero” in cui i vari orientamenti etici e culturali che attraversano la medicina e la società possano trovare accoglienza, senza tentare maldestramente di imporre una visione etica trincerata dietro standard tecno-scientifici scelti ad arte per bloccare l’espressione delle volontà delle persone. Al di là delle Alpi esistono buoni esempi di leggi “leggere” che facilitano le sofferte decisioni di fine vita, favorendo una coesione sociale attorno ad una medicina umanizzata e più vicina alle singole persone che non ai dogmi etici o scientifici.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.