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Acceleratore SuperB, una nuova sfida italiana

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Passi avanti concreti per il progetto dell’acceleratore di particelle SuperB da costruirsi alla periferia di Roma, inserito alla fine del 2010 tra i progetti bandiera del Piano Nazionale dlla Ricerca. Si stanno infatti erigendo le impalcature che dovranno sorreggere il lavoro di costruzione della macchina. Il consorzio “Laboratorio Nicola Cabibbo”, soggetto attuatore del progetto , a cinque mesi dalla sua costituzione ha formato i suoi organi di governo, si e’ dotato di un regolamento del personale con il quale verranno gestite le molteplici forme di collaborazione. Inoltre sta negoziando accordi di collaborazione con i laboratori di Stanford negli Usa, di Novosibirsk in Russia e di Orsay in Francia e sta definendo  gli apporti in competenza e servizi dei suoi soci fondatori, l’Istituto Nazionale di Fisica  Nucleare, promotore del progetto e destinatario dei fondi del Ministero della Ricerca e Istruzione,  e l’Universita’ di Roma Tor
Vergata nel cui campus verra’ realizzata l’infrastruttura scientifica. Anche la struttura amministrativa e’ delineata mutuando sia competenze presenti nelle amministrazioni dei soci fondatori che ricorrendo a competenze esterne.

Piu’ rilevante dei passi gia’ citati e’ la costituzione del nucleo di esperti dell’acceleratore che ne  guideranno la sua costruzione nei dipartimenti e nei gruppi nei quali i primi sono strutturati. Alla guida dei dipartimenti un direttorato presieduto dal direttore generale: una struttura familiare e collaudata. E’ infatti simile a quella del Cern di Ginevra che con essa ha saputo primeggiare nella fisica delle particelle per piu’ di cinquant’anni. Una nuova infrastruttura capace sia di cercare nuove interazioni fondamentali dove a volte nemmeno l’LHC di Ginevra riesce a  frugare, sia di offrire attraverso fasci di raggi X coerenti un’insostituibile strumento di indagine della materia vivente nei suoi meccanismi di base e delle nano strutture della materia condensata. Una infrastruttura che gia’ richiama cervelli emigrati quali il direttore della infrastruttura tecnologica o il responsabile del dipartimento dell’acceleratore. Una nuova e stimolante sfida per quella schiera di esperti che ai laboratori di Frascati e nelle sezioni dell’INFN ha tenuto forte  la tradizione di eccellenza della fisica degli acceleratori italiana e che oggi e’ alla guida della maggioranza dei “tasks” nei quali si articola il progetto. Nei prossimi mesi verranno sottoposti a verifica sia l‘impegno finanziario richiesto, incluso il profilo di spesa atteso negli anni, sia il disegno definitivo del nuovo acceleratore ed inizieranno i lavori di predisposizione del territorio destinato ad ospitare l‘infrastruttura.

Una nuova infrastruttura in Italia sembra oggi una sfida impossibile che finora solo paesi come la Germania o i paesi del Nord Europa hanno affrontato, ma la sua realizzazione proprio per questo  puo’ diventare testimonial di una rinnovata capacita’ di costruire sistemi complessi, motore di innovazione tecnologica, rilancio di occupazione altamente qualificata,  moneta di scambio in Europa nella costruzione dell’area europea della ricerca e polo di attrazione di competenze e di finanziamenti di altri Paesi in Italia. Un’occasione di formazione e di crescita per le nuove generazioni.


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